Annamaria: «Accuse come coltellate»
TORINO. Colpevole, nevrotica e isterica. Questo quanto stabilito dai giudici, togati e popolari, della Corte d'Assise d'Appello di Torino per Annamaria Franzoni. Una Corte divisa per ore sugli sconti di pena: una camera di consiglio durata troppe ore, ma alla fine l'unanimità ha prevalso anche se uno o due giudici popolari erano incerti. Sebbene la sentenza a 16 anni non abbia contemplato anche la semi infermità, la Corte ha stabilito che la mamma di Cogne soffre di nevrosi isterica, contemplata nelle attenuanti generiche. Una sentenza che non la condanna al massimo della pena richiesta e lascia margini e spiragli che generano ulteriori dubbi. Colpevole si, ma con tutte le attenuanti generiche. E tornano a ruggire le polemiche.
«Per me le accuse sono ogni volta una coltellata. Io non sono fredda come tutti pensano. La gente non si rende conto di cosa ho vissuto in questi cinque anni, e di cosa sto continuando a vivere. Provate voi: è insopportabile». Sotto choc, la Franzoni parla dopo la sentenza che l'ha condannata a 16 anni per l'uccisione del figlio Samuele. Se n'è andata da Torino e a casa, a Ripoli Santa Cristina, l'attendono giornalisti e curiosi. «E non dite che sono incinta», si raccomanda, «sono solo ingrassata un pò e la pancetta si nota per questo».
La mamma di Cogne inghiotte l'ennesima condanna e attende la Cassazione, ovvero il terzo e ultimo grado di giudizio. Lei si rifugia nel dolore e lascia che l'avvocato della difesa, Paola Savio, parli al suo posto. «La reazione è drammatica perché c'è disperazione nella signora», spiega il legale torinese «"fin dall'inizio c'è stato un urlo di innocenza e la difesa è sempre stata improntata sulla mancanza di tutta una serie di approfondimenti che a tutt'oggi mancano, quindi anche i 16 anni, seppur siano la metà della richiesta dell'accusa e della prima condanna in primo grado, non sono sufficienti per dire che siamo soddisfatti».
E allora ricomincia il valzer dei dubbi e su chi potrebbe essere l'assassino. E su questo punto Daniela Ferrod, la vicina di casa di Cogne, indicata proprio dalla Franzoni come possibile killer di Samuele, ora fa sapere che la prossima settimana farà delle comunicazioni importanti ai giornalisti e ai media. La Ferrod vuole giustizia perché il suo nome è stato sporcato da un delitto che non ha commesso. Dunque, quale altro assassino sarebbe ancora a piede libero?
«Stabilire chi ha ucciso Samuele non è mio compito», dice l'avvocato Paola Savio, «non è che trovare e individuare possibili colpevoli sia il sistema perfetto per scagionare la mia assistita. Una persona deve essere assolta o condannata sulla base delle prove raccolte. Si possono fare delle ipotesi, ma le mie non contano nulla. Quelle che valgono sono solo nelle carte degli inquirenti. Insomma, la procura nel momento in cui valuterà di riapprofondire il caso è giusto che lo faccia. Ma le indagini non necessariamente devono riguardare i vicini di casa. Non ho mai fatto alcun riferimento alla Ferrod».
Infine l'avvocato annuncia ufficialmente che si andrà in Cassazione: «Se verrà riconfermata la sentenza, questa diventerà definitiva il giorno stesso. E Annamaria finirà in carcere». Ma la Franzoni ora dovrà anche rispondere di calunnia: è infatti ancora in piedi l'inchiesta Cogne-bis, relativa a un presunto tentativo di inquinamento della scena del delitto. «I fatti sono quelli confermati dalle due sentenze», ha detto Giancarlo Caselli, procuratore generale del Piemonte e della Valle d'Aosta, «il caso Cogne continuerà a impegnare il circuito massmediatico ma mi auguro che tutto si svolga secondo criteri di normalità».