Dopo l'infezione, il danno d'immagine
VOGHERA. L'ospedale civile dopo lo 'tsunami" che ha sconvolto la divisione di oculistica e che ha portato lo scompiglio anche negli altri reparti. Com'è ilday after nella struttura sanitaria di riferimento per l'Oltrepo? Dopo i sei casi di infezione daPseudomonas , già si mormora di rinunce ad interventi programmati anche per patologie che nulla hanno a che vedere con gli occhi. La direzione sanitaria replica che la situazione è nella norma. Intanto, dai letti del San Matteo in cui sono stati trasferiti, i pazienti coinvolti rilanciano: «Potevano avvisarci subito di quello che era successo».
Forse ci sarà un risvolto penale, sicuramente uno civile. Il problema del momento, però, è il danno d'immagine. «L'ospedale di Voghera da sempre è un punto di riferimento - spiega a mezzavoce un medico che ovviamente chiede di non comparire -. A Voghera si facevano 800 interventi di cataratta l'anno. E molti di questi erano pazienti 'importati" da regioni confinanti e non solo: quanti saranno l'anno prossimo?».
Appunto: quanti saranno a farsi operare a Voghera dopo la bufera che si è scatenata? In città già si racconta di persone che hanno rinviato o sospeso interventi programmati all'ospedale. Anche interventi che nulla hanno a che vedere con gli occhi. Intanto dal S. Matteo i pazienti coinvolti nell'infezione collettiva da Pseudomonas lanciano nuove accuse. «Quello che ci fa arrabbiare - sostiene Giuseppe, genero della signora Bergami di Stradella - è il fatto che il giorno dopo gli interventi nessuno ci diceva niente. Capivamo che c'era tensione, che stavano tentando, come hanno fatto, di evitare il peggio. Medici e infermieri ci tenevano fuori dal reparto... Le porte restavano chiuse. I visi erano tesi: solo una dottoressa mi ha detto che che dovevamo capire, capire e aspettare. Ma avremmo voluto sapere. Sarebbe stato utile informare i pazienti e i parenti di quanto stava accadendo. Detto questo, riconosciamo comunque che le terapie hanno salvato quasi certamente la vita dei nostri congiunti». Resta il fatto che i parenti confermano di voler proseguire nella loro battaglia: a partire da un'azione legale non ancora avviata, ma già annunciata.