«All'Ufficio traffico appalti irregolari»

PAVIA. «Un impressionante, sistematico fenomeno di malaffare nella gestione degli appalti assegnati dall'Ufficio traffico del Comune di Pavia lungo l'arco degli anni, a partire quantomeno dal 2000». Cosi il giudice delle indagini preliminari Fabio Lambertucci ha sintetizzato le accuse del pubblico ministero Luisa Rossi. E al centro di questo «fenomeno di malaffare» ci sarebbe stato il dirigente Antonio Capone, indagato per diversi reati (falso, truffa aggravata, peculato) per il quale il pm ha chiesto ancora la sospensione da «qualsivoglia ufficio pubblico o servizio».
Il Gip riconosce la gravità delle accuse, tuttavia respinge la richiesta di sospensione dal servizio. Il pm, però, ricorre in appello. Da questo scambio di atti tra magistrati è possibile ricostruire la complessa vicenda, almeno dal punto di vista degli inquirenti.
Una sola ditta.L'inchiesta sull'Ufficio traffico inizia nella primavera del 2006, quando il funzionario Vito Sabato, addetto al servizio trasporti, viene interrogato dai carabinieri in merito a una sua denuncia per falso nei confronti di Capone (difeso dall'avvocato Fabrizio Gnocchi). E dalle sue dichiarazioni emerge il sospetto - che sarà poi il motivo centrale dell'intera indagine - che una ditta, la Biesse di Cura Carpignano (oggi ha però cambiato proprietà), fosse in qualche modo favorita nelle gare di appalto. Nel senso che, qualsiasi fosse la ditta che se li aggiudicava, alla fine erano sempre gli operai di Biesse a lavorare. «Al punto che pensavo fossero dipendenti del Comune», dirà Sabato in un interrogatorio. Per verificare questo aspetto, i carabinieri interrogano un funzionario dell'Ufficio traffico (che poi sarà a sua volta indagato) il quale spiega che negli ultimi anni i lavori di manutenzione delle strade erano sempre stati svolti da Biesse. Il funzionario aveva fatto presente a Capone questo curioso aspetto, senza ricevere spiegazioni soddisfacenti. Tant'è che, di fila, vincono le ditte Eurostrade, Imess, Riviera, Fau, Biesse, Selva, Psv e Sasa, ma in cantiere ci sono sempre gli stessi operai, quelli di Biesse (Capone, in questa pagina, fornisce una spiegazione del fatto). Il pubblico ministero vuole vederci chiaro e fa interrogare numerosi dipendenti dell'Ufficio traffico: tutti, in un modo o nell'altro, ammettono che a lavorare erano sempre gli operai della Biesse. Non solo, un imprenditore pavese conferma: da 17 anni lavorano sempre loro. Ossia i titolari della ditta insieme ai loro operai. I carabinieri, allora, interrogano gli operai della Biesse ottenendo conferma di quello che sembra decisamente qualcosa di più di un subappalto nel limite di legge (30 per cento dei lavori). Ultimo dettaglio: gli investigatori prendono a verbale gli operai della ditta Riviera, vincitrice di un appalto, ed anche loro ammettono di non aver mai lavorato a Pavia. Insomma, almeno dal 2000 i lavori sono sempre stati svolti, completamente, dalla stessa ditta.
La «presa visione».Le ditte che vengono invitate e partecipano poi alle gare d'appalto, devono «prendere visione» della documentazione relativa ai lavori e firmare un preciso documento. Ebbene, dalle verifiche della procura, in diversi casi queste «prese visione» avrebbero sottoscrizioni false. I carabinieri operano come nel caso precedente: verificano la documentazione, le «prese visione» e poi interrogano gli imprenditori: molti confermano di non saperne nulla, di non essere mai venuti neppure a Pavia.
Subappalto vietato.Ecco la tecnica, secondo gli investigatori. Poiché il subappalto superiore al 100 per cento è vietato, il «trucco», secondo le accuse della procura, era il seguente: qualunque fosse la ditta a partecipare, i lavori li svolgeva la Biesse che poi fatturava all'altra società che a sua volta fatturava al Comune. Questo meccanismo contabile è stato confermato in un interrogatorio da uno degli imprenditori che avevano vinto ma mai lavorato a Pavia.
Questione di soldi.Lavori mai svolti, lavori duplicati. Era con questi espedienti, in mancanza di controlli e verifiche sui cantieri e di registri storici dei lavori di manutenzione stradale, che gli imprenditori avrebbero guadagnato più del dovuto. A confermarlo ci sarebbe la perizia affidata dalla procura ad un consulente tecnico. In questa relazione si segnala, oltre a diverse incongruenze (la ditta che vince il primo appalto di manutenzione ordinaria, la Riviera, subappalta l'intero lavoro alla Biesse che aveva vinto quella straordinaria: insomma, la Biesse prende tutto...), un'altra circostanza decisiva sotto il profilo economico: una parte dei lavori pagati dal Comune non sarebbe mai stata svolta. Insomma, sono stati liquidati lavori in realtà ma eseguiti. Non ultimo l'aspetto dei prezzi: secondo il consulente tecnico i prezzi applicati erano, a volte, il doppio di quelli decisi da altri enti pubblici. E questo senza alcuna precisa motivazione.
Lavori a casa Capone.Secondo quanto riportato nei verbali di interrogatorio di due operai della Biesse, i lavori di ristrutturazione della casa di Antonio Capone sarebbero stati svolti dalla ditta stessa (aggiudicataria anche degli appalti) e, nel cantiere, sarebbero stati utilizzati anche mezzi del Comune. Il titolare della Biesse, Piergiorgio Scagnelli, ha negato agli inquirenti questa circostanza e, comunque, ieri ha preferito non rispondere alle nostre domande. La procura, dopo una serie di verifiche contabili e di interrogatori, ritiene comunque che la Biesse abbia svolto lavori a casa del dirigente Capone (e del figlio) senza farsi pagare. Insomma, ci sarebbe stato, secondo il pm Rossi, una sorta di scambio di favori tra dirigente e imprenditore.