Ecomafie Tre reati ogni ora

ROMA.Tre reati contro l'ambiente ogni ora, un giro d'affari di 23 miliardi di euro, una montagna di rifiuti alta come il Gran Sasso che sparisce nel nulla ogni anno, un traffico di animali selvatici per oltre 3 miliardi ogni anno, migliaia di case abusive (30 mila solo nel 2006). Questi i numeri della criminalità ambientale raccolti nel«Rapporto Ecomafia 2007» di Legambiente presentato ieri a Roma.
Nel 2006 sono state accertate dalle forze dell'ordine 23.668 infrazioni e le quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa (Sicilia, Calabria, Puglia e Campania) sono stabilmente ai primi quattro posti della classifica con il 45,9% dei reati ambientali. L'allarme rosso arriva dal fronte rifiuti soprattutto quelli speciali, pericolosi e non. Quelli fatti sparire nel nulla sono almeno 26 milioni di tonnellate, circa il 25% del totale prodotto e il business della «Rifiuti Spa9 cresce in un anno del 38%. La Cina diventa la nuova meta delle ecomafie ma tra le mete dei traffici illegali anche India, Siria, Croazia, Austria, Norvegia, Francia e alcuni paesi del nord Africa. Alla Campania il record delle violazioni delle leggi ambientali con il 13,5% del totale nazionale.
Legambiente espresso soddisfazione per i nuovi provvedimenti governativi: «Un passo fondamentale verso la tutela dell'ambiente. Finalmente arriva la svolta che consente di punire gli ecocriminali anche con l'arresto. Una richiesta che Legambiente avanza dal 1994». Questo il commento espresso del presidente Roberto Della Seta, che «accoglie con grande soddisfazione» il disegno di legge recante «disposizioni concernenti i delitti contro l'ambiente» approvato oggi dal Consiglio dei ministri. Secondo Della Seta «per contrastare seriamente chi arreca danni al territorio e minaccia la salute dei cittadini, l'introduzione nel codice penale dei delitti contro l'ambiente è una necessità». Il bilancio 2006, ricorda Legambiente, è infatti di tre reati contro l'ambiente ogni ora. Le forze dell'ordine hanno accertato 23.668 infrazioni, e le quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa, Sicilia, Calabria, Puglia e Campania hanno totalizzato il 45,9% dei reati ambientali.