Fu il primo leader della Russia post sovietica
IL primo messaggio di condoglianze per l'improvvisa morte di Boris Nikolaevich Eltsin, primo leader della Russia post-sovietica, arriva a pochi minuti dalla notizia da Mikhail Gorbaciov, ultimo presidente dell'Urss e suo rivale di sempre. «Nella sua storia ci sono state grandi opere per il bene del paese e gravi errori», dice l'artefice della perestroika: ma «il suo è stato un destino tragico».
A Mosca la notizia arriva come un fulmine a ciel sereno nel pomeriggio.
Il portavoce dell'ufficio stampa del Cremlino Smirnov ripete secco il referto medico diffuso dalla Clinica Centrale di Mosca: l'ex presidente è «deceduto alle ore 15.45 a 76 anni per insufficienza cardiovascolare». Solo due ore dopo arrivano le telegrafiche condoglianze alla famiglia dell'attuale zar: quel Vladimir Putin che proprio Eltsin nel 1999 nominò premier da ignoto ex agente del Kgb qual era. Secondo lo storico Roy Medvedev, i due avrebbero stretto un «patto di ferro» che garantiva a Corvo Bianco l'impunità dalle accuse di corruzione legate alla fine del suo mandato, in cambio del silenzio politico. Scarsissime in questi anni le sue dichiarazioni pubbliche. Nel 1991 in 150mila lo sostennero in piazza mentre riconquistava il Parlamento. Oggi per il russo medio la figura di Eltsin evoca ricordi contrastanti. Per i meno abbienti è l'uomo che portò la Russia al caos economico: negli anni Novanta gli stipendi degli statali arrivavano con 10 mesi di ritardo, il welfare veniva seppellito, le grandi industrie chiuse e altre imprese svendute agli investitori internazionali. Per l'elite intellettuale, fu l'era delle libertà: la stampa gode di una eccezionale apertura e fioriscono le migliori firme del giornalismo russo. Di nonno Boris, fatto senza precedenti nella storia del paese, si poteva ridere: non si contano le barzellette che prendono a bersaglio la sua passione per l'alcool, e per i russi non è un demerito. Più simpatico di Gorbaciov, perché seppe prendere decisioni e assumersi responsabilità importanti in momenti difficili, come il tentato golpe del 1991. Ma diede anche avvio alla tragedia cecena. Un recente sondaggio del quotidiano Novaya Gazeta lo collocava agli ultimi posti nel gradimento dei cittadini, dietro Stalin. Ma nell'ultima intervista rilasciata alla stampa russa aveva difeso orgogliosamente tutto il proprio operato.
Valanga di reazioni dal mondo politico russo, da destra a sinistra. Il nazionalista Zhirinovski lo omaggia nonostante i rapporti difficili che intrattenevano. Due ex premier di sua nomina, Cernomyrdin e Primakov, ne sottolineano il contributo alla storia russa; l'opposizione mette prevedibilmente l'enfasi sulle libertà. Il comunista Zhuganov si rifiuta di commentare. Ai microfoni di radio Echo Moskvy, irrompe da Londra Boris Berezovski, che come altri oligarchi accumulò una fortuna grazie alle privatizzazioni selvagge sotto Eltsin, e oggi ricercato da Mosca per malversazioni finanziarie, celebrando «il maggior riformatore di tutta la storia russa». Anche da Washington giunge il riconoscimento di «una figura storica in un tempo di grandi cambiamenti per la Russia». In Europa il cordoglio di Chirac per «l'uomo che ha fatto trionfare la libertà in Russia guidandola sulla via della democrazia», e di Tony Blair che ne esalta il ruolo cruciale in un momento storico fondamentale. In Italia il segretario Ds Fassino riassume: «Il suo nome resterà legato agli eventi che segnarono la crisi dell'Unione Sovietica e il collasso del suo consenso».