La Bce: «Col tesoretto sanate la spesa»
ROMA.Male, ma meglio del previsto nel 2006; bene, con previsioni rosee nel 2007. Istat, Eurostat e Bce passano al setaccio i conti pubblici italiani, rivedono stime passate e ne sfornano delle nuove. Ma la Banca centrale europea una cosa dice chiara e forte: occhio ad allentare il rigore, prima di tagliare le tasse occorre risanare in profondità la spesa e tagliarla. Ne parlano certamente Romano Prodi e Tommaso Padoa-Schioppa che si vedono per due ore a Palazzo Chigi, cosi come parlano delle tensioni createsi all'interno della maggioranza per la destinazione del tesoretto.
I dati certificati da Eurostat mostrano che lo scorso anno abbiamo sforato il patto di stabilità andando al 4,4% nel rapporto deficit-Pil (previsto secondo Maastricht sotto il 3%) e abbiamo registrato un debito pubblico pari al 106,8% del Pil (il più alto d'Europa). Ma rispetto alle previsioni anche più recenti del Programma di stabilità (deficit-Pil al 5,7% e debito al 107,6%) e alle Previsioni di autunno della Commissione Europea (4,7% e 107,6%), le cose sono andate meglio.
«Merito della crescita economica», ovvero dell'innalzarsi del Pil, osserva Jean Claude Trichet, governatore della Banca centrale europea. Il che significa che i conti pubblici italiani più che per cause interne migliorano per fattori esterni. Tanto che il consiglio della Bce è chiaro: «Non sovrastimare il ritmo del risanamento, non allentare la politica fiscale, procedere a una riforma strutturale della spesa e alla sua riduzione». Le prospettive dell'Italia, comunque, dice ancora Trichet, sono buone e fanno apparire «come più probabile in un futuro prossimo l'abrogazione delle decisioni prese per rimediare alla situazione di disavanzo eccessivo». Ovvero la fine della procedura per deficit eccessivo.
Quest'anno le cose andranno molto meglio, dice l'Istat. E a fare la spia c'è l'avanzo primario, ovvero il saldo positivo fra entrate e uscite che permetterà di tagliare il debito pubblico. Nel 2006 è stato lo 0,1% del Pil, quest'anno sarà il 2,6% del Prodotto interno lordo il che significa, in valori assoluti, 39 miliardi e 409 milioni contro i 2 miliardi e e 48 milioni del 2006. La crescita economica unita al calo della spesa pubblica - osserva l'Istat - porterà il deficit al 2,3%, mentre il debito pubblico scenderà al 105,4%. Un dato che ci riporta al 2004, ma sempre lontano dalla media europea che è il 68% del Pil.