Ma da oggi non sarà come prima Grande lezione che arriva al cuore


(segue dalla prima)
Benedetto XVI, dopo i discorsi, l'esaltazione e le preghiere nel segno di Sant'Agostino, consegna un patrimonio che deve essere scoperto, rivissuto. Nel presente e nel futuro. Io c'ero, potrebbe dire con orgoglio chi ha potuto ricevere la sua benedizione. Io l'ho visto passare. Io l'ho ascoltato. Ho afferrato le sue parole che mi hanno trafitto. Ho cercato di raccogliere la semina. Sono stato, insomma, testimone e, con tutti gli altri come me, protagonista di un evento che dovrà essere giudicato nel tempo, più avanti, negli anni che verranno. Sono stato colpito dagli interventi e dai gesti. Al San Matteo e agli Orti Borromaici, all'Università e a San Pietro in Ciel d'Oro.
La missione del Papa ha scosso, meravigliato e conquistato proprio nella dominazione dell'intelletto. Nel potere e nell'emozione del messaggio culturale prima di ogni altro approdo. Nel fascino della ricerca e della divulgazione di valori che vengono da lontano e che devono trovare la forza di affermazione nel mondo, oggi, verso il domani.
E' straordinario che il viaggio del Papa, una visita pastorale, una delle poche in Italia, secondo i propositi annunciati, abbia avuto come meta Pavia, che la scelta sia caduta - con Vigevano - qui. Quasi a cercare un rifugio sotto un cielo amico, quasi a legarsi ad un grande della Chiesa per riaffermare che si vive sempre, ogni giorno, che nulla è precluso. Che l'insegnamento di Agostino è decisivo, capace di afferrarci, in ogni occasione, per superare gli ostacoli. Per sostenere gli appelli per la vita, per il dialogo con la scienza.
Il Papa che sceglie Pavia e che sceglie di soffermarsi accanto all'urna in San Pietro in Ciel d'Oro, con la basilica che porta in sè simboli e significati che attraversano i secoli, diventa per tutti noi uno stimolo in più a non dimenticare, serve a sconvolgere la nostra abitudine quotidiana, il nostro rifugio comodo.
E ci consegna anche un Papa che, a 80 anni, dà le più alte lezioni. Non si ferma, non indietreggia. Scavalca e consiglia. E' moderno. Adatta i movimenti della Chiesa e soccorre tutti mentre gli altri, forse, restano troppo a guardare, a osservare il passato, a vivere di rendita senza documentarsi e senza ringiovanirsi.
E mentre le riflessioni si affollano e confondono, il ricordo va sempre, puntuale, al 3 novembre del 1984 con Giovanni Paolo II a Pavia. Allora Karol Wojtyla - sulle orme di San Carlo Borromeo - era apparso con tanta energia in corpo e con l'espressione spontanea dell'anima, era un uomo di Dio che parlava con forza e passione al cuore. Adesso Joseph Ratzinger appare fragile, ma instancabile. Sprigiona un'energia che cattura, che affascina con la soavità del pensiero, che parla alla testa. Che ci costringe al confronto, a sperimentare la bellezza dell'ingegno umano. E che ci dimostra che anche cosi si conquista il cuore. Cosi come ha dimostrato l'esplosione di entusiasmo di una Pavia che crediamo a volte troppo fredda.
a.pezzali@laprovincia pavese.it

Angelo Pezzali