Tra simboli e nomi

PAVIA.Simboli. La celebrazione di ieri mattina è vissuta anche in un ideale percorso tra oggetti e personaggi della storia del cristianesimo pavese. A partire dall'altare. Sullo sfondo la copia ingrandita del crocifisso di Teodote, opera orafa del decimo secolo conservato a San Michele. L'ambone, invece, destinato alle letture era caratterizzato da un pannello in pietra bianca riproducente il pluteo marmoreo del nono secolo con l'Agnus Dei, conservato al museo di Pavia e proveniente dal monastero della Pusterla.
Pavia, città che affonda lontano nel tempo le sue radici sociali e religiose. Come il suo primo vescovo, ricordato dall'attuale: Siro che fini a Pavia dopo aver predicato in Medio Oriente. La tradizione locale lo identifica nientemeno che con il ragazzino, di cui parla il Vangelo, che ha messo a disposizione di Gesù i cinque pani e i due pesci che furono poi miracolosamente moltiplicati.
Simboli e nomi. Senza ritornare a Sant'Agostino, «guest star» della due giorni papale, ecco rimbalzare nelle menti dei fedeli altri rimandi più attuali.
Da Benedetta Cambiagio Frassinelli (tutor ante litteram della dignità femminile) al medico e educatore, San Riccardo Pampuri. Altrettanto immersi nella modernità del secolo appena trascorso ecco la figura di Teresio Olivelli, rettore del Ghislieri morto in un campo di Sterminio, testimone della lotta per la libertà di fede e di coscienza. E poi l'aggancio con Gianna Beretta Molla che, laureatasi in medicina a Pavia, si sacrificò per salvare il figlio che aveva in grembo. Ma, negli Orti Borromaici ancor più trasporto ha suscitato il cenno a Don Enzo Boschetti che fece del suo impegno verso i giovani, una missione che lo consegna alla memoria di una città oltre che alle preghiere di chi, con serie motivazioni, lo considera destinato alla santità. E non a caso il vescovo ha ricordato, con il dovuto rispetto, al pontefice questo cammino verso gli altrari. Figure, simboli consegnati al Papa. La cartolina di una città e della sua gente.