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PAVIA. Due atterraggi e due decolli tra due stadi e due diocesi. Era arrivato sabato a Vigevano accolto dai bambini e se n'è andato ieri da Pavia salutando i bambini. In mezzo a tanta simmetria, 26 ore che hanno lasciato un segno profondo tra Pavia e Vigevano, due città storicamente ben più lontane di quella quarantina di chilometri che le separa. Un solco che, per una volta, non è stato il solito fossato che divide ma un sentiero che unisce. Due città, con le rispettive comunità, protagoniste agli occhi dell'Italia e del mondo: il ringraziamento finale di Benedetto XVI è stato il suggello a due giorni di intense emozioni.
E se ci si può concedere un po' di irriverente leggerezza al termine di uno storico fine settimana, non appaia stonato parlare di un piccolo miracolo a proposito di questa sintonia - magari estemporanea ma insolitamente profonda - tra Vigevano e Pavia, che nel passarsi il testimone della visita papale si sono ritrovate protagoniste e partecipi dello stesso progetto.
Due giorni di grande ribalta internazionale (anche questa una rarità) per due città spesso alla periferia degli eventi. E che Benedetto XVI abbia scelto proprio queste diocesi, in due anni di pontificato (e in un continuo rincorrersi del numero 2), per il suo primo viaggio pastorale in Italia può essere considerato, a suo modo, un segno per il futuro. In fondo Vigevano e Pavia sono da tanto tempo accomunate dalla stessa attesa: quella scossa (economica, sociale, politica) che non solo sembra non arrivare mai, ma che dà spesso l'impressione di allontanarsi. Chissà che questo misurarsi con il grande evento abbia smosso i placidi ritmi pavesi, facendo riscoprire il sapore dei grandi progetti.
Resta intanto il ricordo di queste 26 ore che rimarranno degli annali delle due città. Per Vigevano, intanto, che sabato ha ritrovato un papa dopo quasi 600 anni e che, unica diocesi lombarda a non essere stata visitata da Giovanni Paolo II, ha accolto l'occasione preziosa dell'incontro con Benedetto XVI, assai meno «viaggiatore» del predecessore. E poi per Pavia, che conservava ancora il ricordo di quel nebbioso giorno di 23 anni prima, il giorno di papa Wojtyla, e che ha accolto Benedetto XVI l'altra sera quasi accompagnandolo nella sua stanza del vescovado: primo Papa a passare una notte a Pavia, anche questo un evento nell'evento.
Parlando del capoluogo, la visita di Benedetto XVI ha segnato una tappa importante. Il Papa lascia in riva al Ticino alcune tracce tangibili: da quegli Orti Borromaici che verranno presto recuperati e aperti alla città e al turismo, a quel centro culturale agostiniano che potrebbe diventare il complemento ideale alla possibile avventura nel turismo religioso. Grazie alla sua visita si è tolto il velo su una contraddizione quasi grottesca: quella di una città che da secoli custodisce i resti di un santo, uno dei grandi pensatori della storia, ma non riesce a farlo sapere. L'omaggio del Papa, che viaggia verso Pavia per pregare sulla teca di Agostino, svela al mondo un tesoro misconosciuto.
La due giorni papale si è poi snodata attraverso una serie di appuntamenti tutti ugualmente densi di significato. Ieri a Pavia Benedetto XVI ha voluto incontrare il mondo della sofferenza al policlinico e quello dei saperi in Università. Ma dal vescovado fino all'Arca è stato anche un percorso ideale in una pavesità - il San Matteo, il collegio Borromeo, l'ateneo, San Pietro in Ciel d'oro - ricca di cultura e di storia.
Per le due città c'è stato anche il gusto di misurarsi con un macro-evento e con tutte le sue mille sfaccettature. Tra orari ferrei e doveri del protocollo, e soprattutto nell'ambito di un'esigenza di sicurezza ben al di sopra della media, in qualche occasione ci si è dovuti scontrare con le barriere di una città blindata. Barriere ma cosi innaturali, perchè un po' eccessive di fronte al genuino calore popolare. E forse, tra divieti e ordinanze, più d'uno avrà rinunciato alla partecipazione diretta, optando per una copertura tv che le reti satellitare hanno assicurato lungo l'intero week-end. Chissà se anche questo è, almeno in parte, attribuibile alla desuetudine a certi palcoscenici.
La gente, comunque, si è mossa. A migliaia a Vigevano, che ci lascia la suggestiva immagine di piazza Ducale affollata per la messa. E ancor più a Pavia, dove quasi 20mila persone sono confluite verso gli Orti e dove a centinaia hanno seguito passo dopo passo i vari spostamenti del Papa al di là delle transenne.
E come per tutte le belle storie, il lieto fine è arrivato un po' a sorpresa. Con poche parole improvvisate fuori da San Pietro in Ciel d'Oro, il Papa ha tirato le fila di due giornate vissute tutte d'un fiato. Il suo ringraziamento a Pavia e a Vigevano, alla gente, ai fedeli, ai religiosi, alle tante persone che hanno contributi all'organizzazione, ha saputo più di ogni altra cosa stemperare le inevitabile tensioni. Il suo elicottero è partito per Linate poco prima delle 19, e due ore dopo Benedetto XVI rimetteva piede sul suolo romano. Dietro di sè ha lasciato - a due città e due diocesi, certo, ma anche a una provincia intera - un segnale di speranza che ora, ben più laicamente, dovrà essere sfruttato per il futuro.