Organismi, l'accordo c'è ma Parisi non ci sta
ROMA.E' vero che questo sarà «l'ultimo congresso della Margherita», come ha detto chiaramento Francesco Rutelli aprendo le Assise venerdi, ma le varie anime dei Dl hanno incrociato ugualmente le lame per il rinnovo degli organismi. La scelta della Margherita è diversa da quella dei Ds che hanno modificato gli organi interni e accentrato i poteri nel triumvirato. Da Cinecittà esce una soluzione quasi assembleare, visto che è stato approvata una modifica dello statuto che attribuisce all'Assemblea federale i poteri delle Assise. In pratica il congresso rimane aperto. E l'elezione di 94 componenti dell'Assemblea federale (che si aggiungono ai 118 scelti dai congressi regionali) ha tenuto impegnati costantemente gli sherpa delle correnti Dl. Per due giorni rutelliani, popolari e i diniani hanno condotto un braccio di ferro sulle rispettive percentuali. Certo, il regolamento prevede che il Congresso elegga i componenti dell'Assemblea federale, con i delegati che possono esprimere una preferenza a testa. Ma per le correnti è difficile convogliare i voti dei 1.700 delegati sui nomi scelti, specie per la riottosità di alcune delegazioni regionali. Infatti occorrono circa 18-20 voti per essere eletto e tali preferenze vanno organizzate. Arturo Parisi non ci sta. Dal palco dice «basta alle quote» e chiede che i membri del'parlamentino' vengano eletti a scrutinio segreto. Nelle riunioni di ieri Parisi non manda i propri rappresentanti al tavolo, poi oggi ecco comparire il suo sherpa, Fausto Recchia. La notizia corre e l'interessato prima smentisce la presenza, poi spiega di essersi presentato non per trattare quote ma solo per riferire il pensiero di Parisi. Nel frattempo, i rutelliani strappano ai popolari la percentuale desiderata circa il 30% (28 membri su 94). Tutti spingono su Parisi perchè si faccia un accordo e la lista venga eletta per acclamazione: alla componente del ministro della Difesa viene anche garantita una presenza più consitente della sua quota. Ma Parisi non ci sta e insiste: si voti. Ma i'boatos' dell'accordo hanno spinto già decine di delegati a prendere la valigia e partire. Come ogni congresso che si rispetti, anche per l'ultimo della Margherita, servirà la nottata finale.