Finocchiaro scalda i cuori


FIRENZE.Un po' a sorpresa, un po' no, l'ultima giornata del congresso Ds consacra un'altra figura nel gruppo dirigente della Quercia e la lancia verso il futuro Partito Democratico. E' Anna Finocchiaro, la donna che in questi mesi ha avuto in mano il difficile timone del gruppo dell'Ulivo del Senato. Vale a dire l'avamposto sul fronte più caldo e difficile.
La platea del PalaMandela la accoglie con un caloroso applauso, lei difende appassionatamente, con grinta e forza, il progetto del Partito democratico: «Io non ho paura», scandisce davanti alla platea. Invita a tirare su un pezzo di vela e a mettersi in viaggio come Temistocle che decide di andare ad affrontare l'armata persiana anziché aspettare ad Atene. Veste insomma i panni della condottiera e incita a seguirla perché: «Questa volta non siamo incalzati dalla storia - dice riferendosi alla svolta dell'89 - questa volta proviamo a farla noi la storia».
Il congresso l'ascolta attento e quando finisce scatta in piedi per una lunga ovazione, la più convinta e calorosa di ieri dopo quella tributata a Piero Fassino. Qualcosa che somiglia molto ad un'investitura anche per il futuro.
«Da soli non bastiamo più», sottolinea all'inizio del suo intervento la Finocchiaro, «non serviamo più al Paese». E invita a costruire davvero un partito nuovo. «Io non voglio essere la sinistra del Partito Democratico - avverte - voglio essere il Partito Democratico». Rifiuta l'idea che possa essere solo un partito più moderato. Cosa c'è di più radicale, si chiede, nel voler cambiare il Paese? Semmai c'è bisogno di più radicalità.
Ma «da soli non ce la facciamo - ripete - e non è solo questione di percentuali elettorali». Da tempo sottolinea, «saccheggiamo» altre culture politiche, come il femminismo, l'ambientalismo, il cattolicesimo democratico. E cita Gramsci che invitava ad una «connessione sentimentale» con il Paese.
Non evita i temi più spinosi. La laicità? «E' l'unico strumento possibile di attuazione del principio di uguaglianza tra soggetti portatori di culture diverse», ribadisce. Ma rifiuta la rappresentazione degli avversari del Pd: «Il problema - sottolinea ad esempio - non è la convivenza fra me e la Binetti».
Caso mai la soluzione andrà cercata in una sintesi con i sessanta parlamentari cattolici firmatari dell'appello sui Dico. E comunque, sottolinea, in queste settimane «il coraggio vero dell'innovazione e la testimonianza di laicità di fronte all'offensiva della Cei non l'abbiamo data noi, ma Rosi Bindi».(a.p.)

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