Riso, crollano le esportazioni

ROBBIO. Le importazioni di risone risultano in aumento del 21,6% rispetto all'anno scorso, passando da 471.185 a 572.915 tonnellate: al contrario, le esportazioni italiane sono diminuite del 40,2%, passando da 90.202 a 53.900 tonnellate. Di questa tendenza negativa si parlerà oggi, alle 14, all'Ente nazionale risi: il consiglio direttivo presieduto da Piero Garrione commenterà i documenti prodotti dalla Commissione europea. «Serve una maggior collaborazione fra industria e produttori», commenta Mario Preve, presidente dell'Airi e a capo della Riso Gallo.
La situazione è illustrata da Preve, componente del consiglio di amministrazione dell'Ente risi. «Se i nostri prezzi sono alti, il cliente europeo compra il riso da un'altra parte - spiega Preve -. Bisogna correre ai ripari: se i prezzi sono alti, i risicoltori possono sorridere, ma ci deve essere una visuale più ampia. Serve una collaborazione più stretta fra imprenditori e produttori per combattere la concorrenza degli stranieri». In particolare, le importazioni del riso semigreggio 'basmati" sono aumentate del 12,4% rispetto all'anno scorso, passando da 172.917 a 194.325 tonnellate: inoltre, l'Ente risi avvisa che i prezzi comunitari di riferimento sono invariati e risultano ben al di sopra del prezzo di intervento. Oggi a Milano ne discuterà il cda composto da Garrione, Preve, Silvano Raviolo (delegato della conferenza Stato-Regioni), Carla Ceriotti (rappresentante del settore della commercializzazione), Mario Francese (rappresentante delle industrie, amministratore delegato di Euricom), Giovanni Desigis, Giuseppe Rosso, Carlo Bisagno e Sergio Suardi (rappresentanti delle organizzazioni agricole). Collegato al dato negativo delle importazioni c'è l'aumento delle superfici a riso. Le semine sono iniziate e come ogni anno l´Ente risi ha effettuato un sondaggio tra gli agricoltori. I primi dati riguardano 1.105 delle 1.700 aziende intervistate: le aree interessate, che coprono 55.500 ettari, rappresentano poco meno del 25% dell´intera risicoltura italiana. Da questi dati emerge una nuova crescita dell´ettarato pari al 1,5% rispetto allo scorso anno e del 5,4% rispetto alla superficie di base, come conferma anche 'Il Risicoltore", periodico dell'Ente risi. La superficie nazionale, dunque, dovrebbe attestarsi a 231.500 ettari circa. «Credo che non sia sufficiente: serve almeno un aumento del 10% per incrementare la competitività dell'Italia», ammonisce il presidente delle industrie risiere italiane. Gli incrementi sono localizzati nel Milanese, nel Pavese, nel Novarese e Ferrarese, mentre sono stabili il Vercellese e l'Alessandrino. I risi di tipo tondo passerebbero da poco meno di 48mila a circa 50mila ettari, i medi sono sostanzialmente stabili (+ 350 ettari circa), mentre i lunghi A crescerebbero di circa il 3,8% con un aumento di oltre 4mila ettari.
Umberto De Agostino