Robbiati, l'asso del Burro Virgilio

ROBBIO. Ha 23 anni e, per la sua disciplina, sta solo ora entrando nell'età della piena maturità sportiva. L'anno scorso di questi tempi Robbio e il mondo sportivo lomellino scoprirono di avere in casa un campioncino d'atletica, Andrea Gallina, 17 anni, vincitore dei campionati italiani allievi nella specialità dei 400 metri ostacoli, un'autentica promessa dell'atletica leggera italiana, un esempio straordinario di puro dilettantismo. Oggi la cronaca sportiva nazionale porta alla luce la figura di un altro giovane di Robbio, Gabriele Robbiati, che a soli 23 anni è però già un professionista dello sport, lanciato verso le vette più alte della pallavolo. Giocatore di punta della 'Burro Virgiglio" di Mantova, seconda in B1 dietro al Genova, è un vero trascinatore.
Con le sue schiacciate sono state determinanti in Coppa Italia, non a caso è richiesto da società di serie A e il suo nome figura fra i possibili convocati della nazionale azzurra, dove potrebbe diventare l'erede di Andrea Gardini, il 'centrale" della nazionale piglia-tutto di Velasco, suo modello ed idolo. La sua immagine e soprattutto i suoi contratti sono affidati ad un procuratore sportivo Paolo Buongiorno, che nella sua scuderia ha annoverato Gianfranco Zola, stella del calcio internazionale e che accetta di 'seguire" solo giovani di talento. Gabriele Robbiati, due metri d'altezza in un fisico poderoso ma eccezionalmente agile e scattante, non deve, come Andrea, farsi lavare e stirare la maglietta dalla mamma, ma la società per la quale gioca, 'copre" ogni sua esigenza, comprese quelle di vestiario. Altra storia dunque la sua, rispetto al più giovane quattrocentista robbiese, che si sposta in treno e si fa allenare dallo zio, ma identica la passione per lo sport praticato e l'umiltà nel proporsi. Gabriele Robbiati prima di 'raccontarsi" ha voluto dimostrare, soprattutto a se stesso, di avere i numeri per puntare in alto. Ha giocato a Vercelli, Parma, Biella, Melegnano, ed ora a Mantova, sta per spiccare il volo verso i santuari della pallavolo italiana: Treviso, Forli o Cuneo «A questi livelli la fortuna di un giocatore - afferma il ragazzo - dipende da fattori imponderabili, un infortunio, una prestazione eccezionale nel momento giusto. E' vietato sognare ad occhi aperti». La storia di Gabriele Robbiati, campione di pallavolo, nasce non a scuola, né in un torneo del Palio, e nemmeno in una palestra vercellese, ma fra le mura di casa. Si perché il primo a proporgli la palla bianca da giocarsi con le mani e non con i piedi e a costruire la prima rete, oltre alla quale, farla andare è stato papà Giovanni, 52 anni, piccolo imprenditore, con la passione del volley praticata a livello amatoriale («Se avessi avuto il fisico di mio figlio e fossi nato in un'altra epoca - si lascia scappare - forse anch'io...»). «Sarà anche per una questione genetica ma la pallavolo mi ha subito entusiasmato - ricorda Gabriele - ed arrivando quasi subito i risultati ho deciso di farne una ragione di vita». Mamma Ferderica, 50 anni, segretaria al 'Pollini" di Mortara storce il naso. Per Gabriele, figlio unico, vorrebbe un curriculum universitario, ma il ragazzo ha una carriera sportiva travolgente. «Il momento più bello della settimana resta quello in cui posso ritornare a Robbio, ritrovare i miei genitori, parlare in dialetto, stare con gli amici e andare al bar», conclude. (s.b)