In fiamme a Treviso lo stabilimento De Longhi
TREVISO.Una colonna di fumo alta in alcuni momenti più di duecento metri, ha segnato per tutto il pomeriggio il panorama di gran parte del Veneto centro orientale. A provocarla un terribile incendio che, dalle 13.30, in meno di due ore ha distrutto alcune linee produttive, un magazzino e l'ufficio tecnico della De Longhi, l'industria specializzata in piccoli elettrodomestici con 800 dipendenti. Una colonna nera che indicava a decine di chilometri di distanza il luogo dell'incidente e che è stata a lungo causa di preoccupazioni per il possibile sprigionarsi nell'aria di diossina e cloruri. Un pericolo che ha messo in allarme migliaia di residenti, invitati dalla protezione civile a rimanere chiusi in casa o a recarsi in un campo di accoglienza allestito non lontano dall'Ospedale di Treviso. Una preoccupazione che si è dissolta solo nel tardo pomeriggio quando le analisi dell'Arpav hanno eliminato i dubbi: nè diossina, nè cloruri tra i vapori della De Longhi. Ad intervenire sul luogo del disastro oltre 15 squadre dei Vigili del Fuoco dei distaccamenti di Treviso, Mestre, Venezia che hanno utilizzato anche due elicotteri capaci di scaricare sulle fiamme centinaia di litri d'acqua. «Un dramma per i lavoratori e per la città - ha commentato il segretario trevigiano della Uil Ivan Scottà -: abbiamo perso uno degli stabilimenti più importanti della zona. Questa fabbrica è la più importate del Gruppo De Longhi sopravvissuta alla pesante ristrutturazione costata il posto a 500 persone». Della linea produttiva De Longhi restano ora macerie annerite e fradice, ma fra i lavoratori c'è fiducia in una ripresa che potrebbe arrivare anche in tempi relativamente rapidi. L'incendio infatti non ha toccato il magazzino di stoccaggio dove sono pronti per il mercato 50 mila pezzi. Gli stessi dirigenti del reparto tecnico si sono detti ottimisti nella possibilità di realizzare presto nuove linee produttive. «Abbiamo avuto assicurazione dalle analisi che non esiste pericolo per la popolazione - ha spiegato il presidente della Provincia di Treviso Leonardo Muraro - Adesso bisogna cominciare a pensare ai lavoratori. Incontreremo azienda e sindacati per verificare i modi per riaprire prima possibile».
Il Presidente della Provincia di Treviso Leonardo Muraro, ha rassicurato sui risultati delle analisi effettuate e conferma l'intervento della Provincia a tutela delle acque superficiali. «Sono stati analizzati i dati dal laboratorio mobile dei vigili del fuoco. Questi non danno motivi d'allarme perchè non è presente la diossina nella colonna di fumo elevatasi dall'incendio. L'unica raccomandazione da fare è quella di chiudere le finestre ed evitare nei prossimi giorni il consumo di alimenti a contatto diretto con l'ambiente esterno come le verdure fresche e la frutta. La Provincia si sta attivando anche per la tutela delle acque per evitare che le sostanze usate per spegnere l'incendio (acque e schiumogeni) inquinino le acque superficiali». «L'incidente impone a ogni livello di governo del territorio una rigorosa riflessione sulla necessità di promuovere la sicurezza non solo dei siti produttivi ma anche dei nostri centri abitati, collocando gli stabilimenti di produzione al di fuori delle aree urbane, in particolare delle zone ad alta sensibilità, in questo caso l'ospedale» ha detto la senatrice trevigiana della Margherita Simonetta Rubinato, sottolineando l'importanza della tutela della salute di tutti i lavoratori e dei cittadini ed esprimendo «viva preoccupazione per il gravissimo danno subito da un'impresa che rappresenta uno dei punti di forza del sistema economico nazionale».