Dramma in udienza, si ferisce e poi minaccia

VOGHERA. Due ore di terrore puro, un tempo interminabile. L'imputato, spalle al muro, con il volto ridotto a una maschera di sangue, per oltre due ore ha brandito un grosso pezzo di vetro tagliente nella sala udienze al primo piano del tribunale di Voghera, minacciando di uccidersi e impedendo a chiunque di avvicinarsi. Alla fine solo la paziente mediazione del comandante del Nucleo operativo della compagnia di Voghera ha evitato il peggio. E cosi David Astone ha deposto il vetro, accettando di farsi accompagnare in ospedale. Per un vero miracolo non ci sono stati altri feriti.
Astone, ha 26 anni: è residente a Sesto San Giovanni ma di fatto è dominciliato a Bagnaria, dove vive con la compagna, da cui ha avuto una bambina. Ieri alle 12 avrebbe dovuto essere processato per direttissima dal tribunale di Voghera con le accuse di resistenza, violenza e lesioni aggravate a pubblico ufficiale, oltre che per violazione delle restrizioni alla libertà personale decise nei suoi confronti dal tribunale di Milano in seguito ad alcuni reati contro il patrimonio (vedi articolo a fianco). Vista la flagranza e le circostanze aggravanti, la condanna era praticamente certa: il che significava la fine della libertà vigilata e il rientro in carcere. Astone, che probabilmente immaginava come sarebbe finita, è stato piuttosto agitato per tutta la durata dell'udienza di convalida dell'arresto. Verso le 12.30, quando il giudice ha letto il dispositivo che disponeva il trasferimento in carcere dell'imputato, in attesa del processo che veniva aggiornato ad altra data, Astone è letteralmente esploso ed ha cominciato a sbraitare. «Io in prigione non ci torno - urlava - Piuttosto mi ammazzo». Vista la situazione, potenzialmente pericolosa, i carabinieri hanno preferito accompagnare fuori dall'aula la compagna di Astone, una ragazza di Varzi. Ma è stato peggio. L'imputato, quando ha visto che la convivente veniva portata fuori, si è divincolato dai militari che cercavano di trattenerlo e si è lanciato contro una porta-finestra, sfondando il vetro con la testa. Per effetto delle ferite, il giovane ha cominciato a sanguinare copiosamente dal volto, dal cuoio capelluto, dalle mani e dalle braccia. Poi, incurante del dolore e del sangue, l'imputato ha staccato dall'infisso un grosso pezzo di vetro e lo ha usato come arma: si è messo con le spalle al muro e ha impedito a chiunque di avvicinarsi. «Io in galera non ci torno - continuava a urlare - Se vi avvicinate mi taglio la gola con questo». Nel frattempo, era scattato l'allarme. In breve sul posto sono intervenute le pattuglie del nucleo operativo e radiomobile e quelle della stazione di Voghera, che hanno dato man forte ai carabinieri di Varzi (presenti come testimoni, visto che lunedi pomeriggio erano stati loro ad arrestare Astone). Il 118 ha spedito sul posto anche due ambulanze della Croce Rossa di Voghera e un'automedica: Astone era già ferito piuttosto seriamente, ma nel suo stato di agitazione poteva anche aggredire qualcuno dei presenti da un momento all'altro. A quel punto è iniziata la guerra dei nervi. Il comandante del Nucleo operativo e radiomobile di Voghera ha cominciato a parlare al giovane imputato per convincerlo a non fare una sciocchezza. Dopo un po' è riuscito a convincerlo ad accettere una sigaretta e la situazione si è fatta meno rigida. «Non voglio tornare in prigione - ha detto ad un certo punto Astone - Voglio tornare a casa, da mia figlia». Anche il legale di fiducia di Astone, un avvocato del foro di Milano, ha cercato di ricondurre alla ragione il suo assistito. Dal canto loro i giudici si sono dimostrati possibilisti sul trasferimento in ospedale di Astone, piantonato dai carabinieri, invece che nell'infermeria del carcere: una cosa comunque resa consigliabile anche dalle condizioni fisiche del giovane di Bagnaria. Astone, infatti, aveva profondi e vasti tagli in molti punti del corpo, aveva perso molto sangue ed era anche in stato di agitazione psico-motoria. Alle 14.30, dopo un intervento anche del sostituto procuratore Francesco De Socio e del capitano Nicola Melidonis, il giovane imputato (indebolito anche dalla copiosa perdita di sangue) ha deposto il coccio di vetro e ha permesso al personale del 118 di avvicinarsi. Dopo una sommaria medicazione, il ragazzo è stato fatto salire su un'ambulanza della Croce Rossa di Voghera e portato al pronto soccorso. Nei prossimi giorni il giudice del tribunale di sorveglianza deciderà la sua sorte. Il processo è stato aggiornato al 14 maggio.