Che code al Bivio Vela



Caro direttore, da come procedevano lenti i lavori, non c'era che da aspettasserlo. Poi ieri, dopo tante domande, che centinaia di automobilisti come me in fila la mattina e la sera al Bivio Vela, a Pavia, si fanno da tempo, ecco la risposta sulla Provincia Pavese: lavori ancora bloccati. E Poma che chiama in causa Di Pietro.
Proprio domenica sera avevo visto il programma di Milena Gabanelli su Raitre dedicato ai lavori stradali infiniti e mi era inevitabilmente apparso il mio incubo quotidiano: il Bivio Vela. Sono anni che faccio la coda. L'ho fatta venendo al lavoro a Pavia quando avevo i bambini alle medie. Ho continuato a farla con i figli alle superiori. Ora che loro sono all'università, la faccio senza più la compagnia dei miei ragazzi (in fondo avevo cominciato a guardare quel lungo tempo in coda come un'occasione pur forzata per stare un po' di più con loro).
Tra due anni andrò in pensione e finalmente smetterò lo stop and go a cui sono condannato ogni mattina da poco dopo il ponte della Becca all'imbocco di viale Cremona. Sono rassegnato. Ma non lo trovo giusto.
Luigi Torti
via email
Gentile lettore, è vero. Il Bivio Vela è una luna storia per molti che hanno l'avventura di finire in quell'imbuto ogni giorno nell'ora meno propizia dei pendolari.
Conosco persone che hanno anticipato sempre più la loro partenza la mattina per non incappare nella coda maledetta e si sono inventati piccoli hobby da coltivare quando arrivano in ufficio mezz'ora o anche un'ora prima del necessario. Bastano cinque minuti di ritardo e la frittata è fatta: toccherà poi recuperare i ritardi con gli straordinari.
Sul futuro solo nebbia al momento, ma anche sulla storia di questa opera sono ancora molte le cose da capire. Le responsabilità? Gli errori? L'incuria? La Provincia Pavese proverà a ripercorrere le tappe di questa travagliata vicenda non ancora conclusa. Ma capisco che tutto ciò, gentile lettore, non sarà di grande consolazione. Per lei, come per tutti gli altri che con lei hanno già regalato ore, giorni e settimane della loro vita a quelle lunghissime code.
Pierangela Fioranip.fiorani@laprovincia pavese.it