«Mirco rischia fino a 10 anni di carcere»
RIVANAZZANO. Se non riuscirà a dimostrare ai giudici che è completamente innocente, rischia una pena che va dai tre ai 10 anni di carcere. Rimane cupo il cielo su Mirco Tagliani, il giovane di Rivanazzano che dal 5 aprile è in prigione in Albania, accusato di un reato che evidentemente nel Paese delle Aquile giudicano grave come la rapina a mano armata in Italia: contrabbando di auto rubate. Il suo avvocato, Roberto Tava di Tortona, sta seguendo la vicenda tramite uno studio legale albanese.
Mirco Tagliani è stato fermato alla frontiera di Hani Hotit, tra la Macedonia e l'Albania, mentre cercava di introdurre in quest'ultimo paese una potente Porsche Carrera Cabrio, del valore di 110 mila euro. «Allo stato attuale delle cose - spiega Tava - non si può essere nè ottimisti nè pessimisti. Bisogna prima aspettare la chiusura delle indagini da parte della magistratura albanese, per sapere come sarà formulata esattamente l'accusa. Certo, la cosa che balza agli occhi è la differente prassi tra gli uffici giudiziari italiani e quelli albanesi. Qui in Italia un ragazzo incensurato come Mirco, che non ha mai preso neppure una multa, sarebbe già uscito di prigione in attesa del processo. In Albania, invece, ci hanno fatto capire che per loro è normale trattenere chiunque in carcere fino alla conclusione del processo, a prescindere dal fatto che abbia o meno precedenti penali. Chi vuole uscire deve pagare una sostanziosa cauzione in denaro: una cosa che in Italia non esiste». La cifra chiesta per liberare Mirco Tagliani (non si sa se è compreso anche il permesso di tornare a casa in attesa del processo) è stata fissata in 30mila euro: una somma enorme, sia per le disponibilità economiche della mamma di Mirco (vedova del marito) sia in rapporto al costo della vita in Albania. «Ora stiamo aspettando l'esito dell'inchiesta, che prevede anche una rogatoria internazionale con l'Italia - conclude Tava -. Dipende tutto dal libretto di circolazione dell'auto, su cui c'era scritto il nome di Mirco». Se i controlli dimostreranno che il libretto è stato falsificato, per il giovane di Rivanazzano saranno guai grossi. Se invece risulterà che la trascrizione del nome è regolare, l'incubo per Mirco sarà finito.