Un altro compromesso storico

Non sono mai stato iscritto al Partito Comunista Italiano, e questo è un problema perché mi è stata negata la patente di riformista doc. Orfano di un credibile socialismo italiano, ho aderito prima al Pds e poi ai Ds credendo come molti non ex comunisti di aver finalmente trovato un luogo di discussione e di confronto politico: laico, democratico, plurale e fortemente ancorato ai principi e ai valori del socialismo europeo.
Forte di tale saldo ancoraggio ho partecipato con entusiasmo alla stagione dell'Ulivo, vera novità nell'asfittico panorama della politica italiana degli ultimi quindici anni. Oggi i dirigenti comunisti del mio partito mi dicono che ci siamo sbagliati, che non avevamo capito niente, che si deve superare quella stagione per tornare al compromesso storico, questa volta in versione bonsai.
Già perché francamente il Partito democratico altro non mi sembra che una riedizione del compromesso storico, in versione ridotta perché si presume che la sommatoria di due debolezze, i Ds e la Margherita, darà vita ad una forza politica «nuova» capace di reinterpretare i bisogni della società e dei giovani e di assumere il «timone riformista» dell'alleanza di centro sinistra.
Per fare ciò, da qualche anno nel mio partito, l'adesione al progetto del futuro Partito democratico è diventata una pregiudiziale per ottenere agibilità politica ed è stata usata dal gruppo dirigente, in particolare a Pavia, come una clava per emarginare e escludere chi non ne fosse pienamente d'accordo.
Sono molte in effetti le perplessità sull'ipotesi di Partito democratico. Mi limito ad elencarne solo tre. La prima: la costruzione di un nuovo partito consentirà di risolvere i problemi di governabilità che affliggono il centrosinistra italiano, con ciò confondendo drammaticamente i ruoli e assumendo che il progetto di partito dovrà coincidere con il programma di governo.
La seconda: se il progetto di partito coincide con il programma di governo, allora il partito non dovrà avere alcuna carta dei valori da sottoscrivere. In effetti il manifesto dei dodici saggi che traccia il profilo della nuova forza politica appare di una pochezza storico-culturale imbarazzante, un elenco di buoni propositi e di luoghi comuni, una somma di affermazioni di buon senso, senza forti riferimenti valoriali, senza una parola sulla laicità del partito e sulla difesa delle libertà soggettive, senza riferimenti alla nostra storia e all'antifascismo.
Si dice che le ideologie del Novecento sono finite e allora nel manifesto del partito si fa esplicito riferimento all'illuminismo e al cristianesimo, con ciò riproponendo, come alla fine degli anni settanta, una vaga idea di compromesso tra diverse culture politiche, scolorendole e mimetizzandole con la speranza di attenuarne le conflittualità.
La terza: il nuovo partito, per il quale sembra essere chiara solo la furibonda lotta per definirne l'organigramma, nascerà comunque con a capo la stessa classe dirigente di sempre. Si fa riferimento di continuo alla necessità di coinvolgere i giovani, chissà come poi si potranno affascinare pensando al cuneo fiscale o alla riforma delle pensioni al di fuori di un perimetro di valori ideali?. Ma alla fine i dirigenti saranno sempre quelli, nei Ds tutti o quasi provenienti dal Pci e nella Margherita i signori delle tessere, anche i cosiddetti giovani a questo punto solo anagraficamente.
Mi si obietterà che esistono le associazioni politiche per il Partito democratico, che numerosi sono i circoli satelliti, è ovvio che nulla vi è da dire sulla buona fede di tali tentativi, ma uno sguardo più distaccato e attento non può non accorgersi della autoreferenzialità del nuovo partito e della necessità di automantenersi e autotutelarsi di una classe politica in estrema difficoltà.
Si dice che ormai è incolmabile il distacco tra la società e la politica, ma non ci chiediamo perché?
Non ci viene il sospetto che il primo cambiamento è delle persone, dei loro stili di comportamento politico e non solo?
Senza contare l'atteggiamento infantile di chi, fatta una affermazione in modo acritico: è necessario il Partito democratico, si aspetta che da essa derivi la resurrezione dell'intero sistema politico italiano. «Si deve coniugare la politica con l'alfabeto del nuovo millennio», strepita Fassino, parole di una certa suggestione, che ai più suonano: adeguiamoci, inseguiamo nuovi miti mediatici, rinneghiamo le nostre origini e la nostra storia, riabilitiamo ancora una volta Craxi, guardiamo ancora una volta al passato altro che al futuro, che tristezza!
Per concludere queste note, forse più emotive che razionali, ma la politica è soprattutto passione e ideale non solo compromesso, una battuta su una delle parole chiave del nuovo partito e della sua classe dirigente: riformismo. Come suona vecchia e desueta, come appare intrisa di genericità e di superficialità, tanto che lo stesso Berlusconi si dice giustamente riformista.
Speriamo bene, ma temo davvero che i nostri figli saranno costretti alla fuga se si continuerà su questa strada.
Eligio GattiDs, Pavia

La visita del Papa
che farà veramente bene

Leggendo quanto scritto dal «Circolo Pasolini» (Provincia dell'11 aprile) dobbiamo rimarcare che la libertà di pensiero in Italia, grazie a Dio, esiste ancora, ma qualcuno vorrebbe annullarla in ossequio adorante al Grande Fratello che è il vero imbonitore o controllore dei singoli e delle masse. Non si capisce bene se gli autori vogliono colpire il sindaco di Pavia Capitelli o se vogliono insegnare il mestiere al Papa.
Ad ogni buon conto, vorremmo sottolineare che «l'immaginario medioevale» tanto detestato dagli estensori della missiva, è infinitamente superiore alla cultura «lib-lab» radicale moderna, il cui sport quotidiano preferito, sotto la regia del Grande Fratello, è quello di insultare e minacciare il Papa e la Chiesa perchè difendono i cristiani e la retta ragione, mentre fanno ponti d'oro a quella parte dell'Islam che coltiva terroristi nelle moschee.
Questo è il vero inferno che i potentati occulti internazionali stanno preparandoci, grazie alla nostra inerzia e al sonno oppiaceo dei nostri politici.
Quanto alla pratica dell'Amore (con la A maiuscola), la Chiesa non ha nulla da imparare da nessuno: lo testimoniano i Santi, Cottolengo, Madre Teresa, i missionari, i sacerdoti, le suore e i volontari laici cristiani in tutte le parti del mondo.
Tutte queste persone meravigliose, che hanno dato e danno la vita per Cristo e per i fratelli, non sono nè imbonitori nè controllori delle coscienze, bensi benefattori dell'umanità, perchè hanno imparato l'Amore mettendosi in ginocchio con la Confessione.
Solo chi si lascia amare da Cristo e riconosce le sue povertà, può capire le sofferenze altrui, compiere il miracolo di Cristo e costruire il suo regno.
Dobbiamo essere tranquilli. Accogliamo il Papa, perchè egli non viene a visitarci per dispensare paure collettive con la minaccia dell'inferno, bensi per ricordarci che tutti, insieme con lui, dobbiamo essere umili servitori dell'Amore e della Verità, opponendoci solo a coloro che vogliono trasformarci in robot.
Teresio Cigala e Sandro AssanelliPavia