Carbonara, il sindaco pensi all'autostrada
Il sindaco di Carbonara Ticino è giustamente preoccupato per i dati relativi all'inquinamento dell'aria registrati nel territorio comunale che amministra.
Peccato che non abbia recepito i consigli degli ambientalisti che a suo tempo lo avevano contattato per spiegargli i danni che porterà l'autostrada Broni-Mortara. Peccato che abbia votato a favore di questo progetto. Peccato che nell'assemblea pubblica da lui tenuta prima della Conferenza dei Servizi alcuni dei presenti, tra cui il sottoscritto, siano stati redarguiti per avere espresso il loro parere contrario, non essendo cittadini di Carbonara. Peccato che abbia un concetto cosi ristretto della democrazia. Peccato che le polveri sottili non facciano invece distinzione fra chi abita a Carbonara e chi no, peccato che le stesse polveri siano destinate a essere respirate sia da pochi che vogliono questa autostrada che da tutti quanti noi.
Peccato che non servirà a molto spegnere i caminetti e andare in bicicletta per risanare l'aria se nell'area più compromessa dall'inquinamento, intorno a Pavia, correranno sulla futura autostrada quarantacinquemila veicoli al giorno, gran parte dei quali dirottati dalle arterie della provincia di Milano verso quella di Pavia.
Peccato davvero, ma dal momento che la Broni-Mortara non è ancora cosa fatta, il sindaco di Carbonara e tutti gli amministratori chiamati a decidere possono ancora cambiare idea dopo avere dato in maggioranza il loro assenso.
Sbagliare è umano, soprattutto quando magari si è sottoposti a forti pressioni, ma credo che i sindaci abbiano ancora il tempo di rivedere la scelta fatta. Sarebbe la vittoria del buon senso e della prudenza e tutti gliene saremmo grati.
Emilio ManelliLungavilla
Le ragazze in fiore oggi
e al tempo di Proust
Vallettopoli, velinopoli (transgendopoli non l'hanno ancora inventato, ma bussa insistente alla porta), sono le orrende terminologie cui i mass-media ci hanno abituato. Sembra che alcune delle avvenenti ragazze appartenenti alle suddette categorie, abbiano abbandonato lo stretto, tortuoso, scomodo sentiero della virtù, per imboccare l'ampio viale della proficua dissipazione di sè: la millenaria retorica della professione più antica del mondo.
Detentrici di una bellezza che è sicuramente promessa di felicità, ma che rientra ormai nel convenzionale, nello stucchevole, per eccesso d'offerta di materia prima; abbondano infatti visi graziosi, gambe perfette, plastici seni. Cosi le fanciulle in fiore di oggi, sempre più sprovviste di difetti fisici, riescono ad essere la maggior parte delle volte seducenti e provocanti come quelle rappresentate sui calendarietti profumati che i barbieri di un tempo infilavano con gesto furtivo nelle tasche dei clienti, come omaggio, pruriginosa trasgressione per l'epoca, durante le feste di Natale.
Un tempo si usavano più eleganti vocaboli francesi, quali «cocotte», «demi-mondaine»: e tutto un universo proibito si dischiudeva. Accettate con indulgenza anche intra-moenia alle famiglie di educazione più rigida e religiosa, venivano considerate indispensabili, come la cameriera e il maggiordomo; sollevavano legittime consorti da assalti coniugali spesso poco graditi, provvedevano all'educazione sessuale dei figli maschi, in definitiva venivano considerate provvidenziali (ah, se non ci fosse lei, signorina...), delle vere e proprie collaboratrici domestiche.
Molte avevano molteplici amanti, anche appartenenti allo stesso nucleo familiare, celebre all'inizio dello scorso secolo a Parigi, affascinante Laura Hayman, averla come «amica» era considerato quasi uno status-symbol. Elargiva le proprie grazie contemporaneamente al padre di Marcel Proust, il famoso, severo, burbero professore di medicina Adrien e al prozio dello scrittore, il ricchissimo ebreo Louis Weil (lasciò, tra l'altro, alla sua morte uno stabile in Boulevard Haussmann, 102).
Marcel millantava, affettando, un amore per la bella Laura, che sembra ormai certo rimase nell'ambito platonico (quando la conobbe lui aveva 17 anni, lei 37).
Mantenute lussuosamente dai vari amanti che provvedevano con generosità alle loro bisogne erano sovente oltre che colte ed eleganti, sensibili, buone. Quando mori «lo zio Louis», l'ex-cocotte, ormai quarantacinquenne che si dedicava non senza talento alla scultura, mandò l'unica corona di fiori (si trattava di un funerale di ebrei...) che venne calata nella tomba del vecchio tombeur de femmes. Era arrivato per lei il momento in cui «il cosmetico già fa mala prova / l'ultimo amante disertò l'alcova» (Guido Gozzano-Cocotte). Marcel la ringraziò, inviandole in dono una spilla da cravatta dello zio Louis.
Loris Dalla MarigaPavia
Torre d'Isola, i lavori
sono alla Cascina Grande
L'articolo pubblicato sulla Provincia pavese di ieri a proposito della denuncia del comitato civico di Torre d'Isola si riferiva ai lavori alla cascina Grande e non alla cascina Campagna. Ci scusiamo dell'errore con i nostri lettori.
Chiediamoci il significato
di questa visita del Papa
Giorgio Boatti in un recente articolo invitava, giustamente, tutti, credenti e non, a riflettere sul significato che ciascuno da alla venuta del Papa a Pavia. Ed è bene, a mio avviso, che ciascuno si chieda cosa significa, per lui questa venuta.
Al tempo stesso ritengo che sia necessario riflettere sulle motivazioni che hanno spinto il Papa a venire proprio a Pavia, anche in considerazione del fatto che le «uscite» dal Vaticano compiute da Benedetto XVI sono state sinora, veramente poche.
Ed è anche inevitabile che ciascuno si chieda come mai tanta gente attende con trepidazione la sua venuta e come mai tanta gente parteciperà in massa alla Messa, sopportando notevoli disagi quali lunghe camminate, lunghe attese, eccetera.
Paolo PanucciPavia
Pavia, possiamo aiutare
il piccolo Giuseppe
I maggiorenni fino ai 35 anni sono attesi al «S. Matteo» nell'Associazione Donatori Midollo Osseo nella speranza che esista compatibilità con il Dna di Giuseppe, 11enne, venuto dalle Puglie per guarire, come ben sanno al reparto di Oncoematologia Pediatrica. Nel frattempo la madre del bambino, Celeste, è intenta a realizzare un sito web, www.dadomanicambiovita.it, mediante cui sarà riferito il caso suddetto.
Patetico. Giuseppe senza trapianto può morire. L'aspirante a donare deve sottoporsi a esame sanguigno e anestesia e prelievo di un litro di midollo osseo. Il dolore è minimo e dopo il prelievo però il midollo si ricostituisce in alcuni giorni.
Giuseppe non è stato mai felice? A due anni si ammalava di leucemia e necessitò di un auto-trapianto di midollo. Nel 2004 il piccolo fu colpito da carcinoma alla tiroide e necessitò, quindi, di cicli di iodio radioattivo, con un effetto collaterale negativo siccome Giuseppe era vulnerabile (debole di midollo). Subentrava allora una mielodisplasia, l'incapacità delle cellule staminale del midollo a formare cellule sanguigne periferiche normali. Con la conseguenza del ritorno della leucemia. Sicchè oggi il malato abbisogna di trapianto urgente. Mamma e figlio dimorano a Pavia e Giuseppe, ogni di, è sottoposto a terapie («day hospital»).
Caro bambino, fatti coraggio, spera nella Provvidenza anche se non è facile. Voglio rammentarmi sempre di te per guardarmi allo specchio, quando cado nella tentazione di compiangermi, brontolare e imprecare. Si, voglio smetterla con i ricordi negativi. Posso sembrare enfatico, retorico, ma credimi: darei volentieri la mia vita per te, per la tua guarigione, lieto che alla sera del tramonto (ho 77 anni) possa essere stato utile. Perchè tu, caro Giuseppe, hai diritto di continuare a vivere serenamente com'è vero che esiste Dio.
Sauro RazzanoPavia