Lo scorporo di Openreach



MILANO.«Il guardiano di un bene nazionale»: lo slogan campeggia sul sito di Openreach, la società che è stata scorporata sul piano contabile e gestionale da British Telecom - che ne mantiene la proprietà - e messa sotto la lente di Ofcom, l'ente regolamentare britannico delle comunicazioni. Openreach, pur facendo parte di BT, ha una propria sede, propri dirigenti e propri impiegati, e si occupa della manutenzione delle reti e dell'installazione dei nuovi network oltre a stabilire le condizioni di accesso alle reti stesse in un'ottica che dovrebbe garantire l'eguale opportunità per tutti gli operatori.
Recentemente Openreach ha varato lo sviluppo della Rete di nuova generazione, 21Cn, che rappresenta un investimento della dimensione di 10 miliardi di sterline, cioè circa 15 miliardi di euro in cinque anni, fino al 2010. Openreach prevede di realizzare una rete nazionale con accessi a velocità non elevatissima, di 24 milioni di bit al secondo. Bt infatti non arriverà con la fibra ottica a casa degli utenti ma punterà «solo» a un Adsl più avanzato (Adsl2) di quello attuale. In confronto, Deutsche Telekom, At&t e altri operatori puntano di più sulla fibra ottica e su velocità più elevate. BT è più cauta. Telecom Italia prevede invece di arrivare nel 2009 a coprire quasi il 70% della popolazione con l'Adsl2 e di investire 6,5 miliardi di euro in 10 anni sulla fibra ottica per dare al 65% circa della popolazione accessi con velocità di 50-100 Mbit/s. (a.d.s.)