Monossido, migliorano padre e figlia
SANTA MARIA DELLA VERSA. Sono ormai fuori pericolo il padre e la figlia di Santa Maria della Versa che sabato sera sono rimasti intossicati dalle esalazioni di una stufetta mentre si trovavano nella casa dell'uomo, in via Foro Boario a Santa Maria. Ieri mattina l'uomo e la ragazzina sono stati dimessi dall'ospedale di Castelsangiovanni, dove erano stati ricoverati subito dopo l'avvelenamento da monossido di carbonio: decisivo è stato il trattamento nella camera iperbarica dell'ospedale di Fidenza, il più vicino centro attrezzato per questo tipo di terapie. A salvarli è stata una telefonata della ex moglie dell'uomo.
G.L., 46 anni, e sua figlia R.L., di 12, sono ancora vivi solo grazie al tempestivo intervento dei soccorritori, chiamati sul posto dall'anziana madre di G.L., allertata a sua volta dalla moglie divorziata dell'uomo. In base agli accordi tra i due ex coniugi, la bambina avrebbe dovuto trascorrere il sabato con il papà nella casa di via Foro Boario: poi, alla sera, l'uomo avrebbe dovuto riportare la piccola a casa della ex moglie. G.L., che ha mantenuto buoni rapporti con la ex moglie, di solito era molto puntuale. Perciò quando la donna ha visto che il marito tardava si è subito preoccupata e ha telefonato a casa sua per chiedere se c'erano dei problemi. Ha provato anche al cellulare, ma senza ottenere risposta: a quel punto ha chiesto l'intervento della sua ex suocera, che abita a poca distanza dall'appartamento di via Foro Boario. Quando la nonna, che aveva le chiavi, è entrata nella casa del figlio, ha capito subito cos'era accaduto. Il monossido di carbonio non ha odore, ma nell'appartamento c'era comunque un'aria molto viziata: il figlio era sdraiato sul pavimento, privo di sensi, mentre la bambina era a letto, anche lei in stato soporoso. A quel punto la nonna ha spalancato tutte le finestre per fare entrare aria pulita e ha subito chiamato il 118. L'ambulanza della Croce Rossa di Santa Maria della Versa (che fa servizio prevalentemente di notte e nei giorni festivi, dato che i militi sono tutti volontari) è arrivata in pochi minuti, seguita poco dopo dall'automedica di Pavia, che ha impiegato solo 20 minuti per arrivare lassù: alle 20.24 è giunta la chiamata alla centrale del 118, alle 20.44 il medico di Pavia era già nell'appartamento. Il sanitario ha capito subito che l'intuizione della nonna era giusta: si trattava di avvelenamento da monossido di carbonio, prodotto da una stufa difettosa. Grazie all'ossigeno che gli avevano somministrato i militi della Croce Rossa, padre e figlia si stavano già riprendendo: sono stati comunque trasportati all'ospedale di Castelsangiovanni con due ambulanze, per poter avere entrambi l'ossigeno durante il viaggio. In ospedale il prelievo di sangue ha confermato la prima impressione: la bambina, sdraiata sul letto, aveva respirato meno gas rispetto al padre. Il monossido, infatti, è più pesante dell'aria e si stratifica sul pavimento: G.L., cadendo svenuto a terra, ne aveva respirato quindi molto di più. Nel sangue aveva un valore di monossido pari a 30, mentre il limite che consiglia di effettuare una terapia iperbarica è 18. Quota 12 per la bambina, che infatti si è ripresa più in fretta.