Torino, suicidio a scuola. Arriva l'ispettore
TORINO. «Riposa in pace, sei un angelo». L'Istituto Tecnico Sommelier è deserto a causa delle vacanze di Pasqua, riaprirà soltanto il 16 aprile. Qualcuno, però, ha deposto un vaso di primule bianche in cima alla scalinata, con una breve dedica in memoria di Matteo, il sedicenne della II B morto suicida martedi scorso.
Piangono increduli i compagni di classe, costretti nel difficile compito di elaborare il lutto per la morte di un coetaneo, con un pesante fardello in più: l'atroce sospetto su alcuni di loro di aver contribuito ad alimentare il profondo disagio che ha spinto Matteo a togliersi la vita. Qualcuno ammette gli sfottò, altri chiamano in causa un gruppo di stupidi bulletti della scuola.
Parla la psicologa del Sommelier Marilena Ruiu: «I ragazzi li vediamo tutto l'anno, e se c'è qualcosa di davvero grave ce ne accorgiamo, però Matteo non aveva mai parlato con noi, non abbiamo mai percepito problemi di integrazione». Una versione che il corpo docente conferma nei colloqui con l'ispettore del ministero Luigi Favro, incaricato dall'Uffico scolastico regionale di una visita ispettiva: «In questa scuola - dichiara la preside Caterina Cogno - non c'è mai stato alcun pregiudizio di carattere sessuale». Rimangono le denunce della madre Priscilla sulla ridda di battutacce che il ragazzo era costretto a subire: «Credo a quello che dice la mamma - ribadisce la preside - ma nella lettera che ha lasciato non si fa riferimento all'omosessualità. È una buona classe, attenti a non colpevolizzare».
La signora Priscilla ha avuto ieri un colloquio con il sostituto procuratore Paolo Borgna. Non un interrogatorio, piuttosto un atto dovuto: «Non c'è nessuna inchiesta - dichiara il Procuratore capo Marcello Maddalena -. Se dai controlli delle autorità scolastiche emergeranno notizie di reato, ci regoleremo di conseguenza. Questo comunque - prosegue Maddalena - è un caso in cui la pietas esigerebbe il massimo rispetto per le persone e la minima pubblicità».
Tuttavia non si ferma la slavina di dichiarazioni sul caso. Mentre a Milano compaiono sulle vetrine della libreria Babele, storico luogo di cultura gay, svastiche, scritte come «froci al muro» e «gay pedofili», il capogruppo Udc alla Camera Volontà attacca: «Trasformare una tragedia in uno spot pro gay è vomitevole; si vuole giustificare la massiccia omosessualizzazione scolastica avviata dall'Arcigay e tutelare gli amplissimi spazi televisivi pro gay». Replica Sergio Lo Giudice, presidente di Arcigay: «Matteo non è sicuramente morto per colpa dei troppi spot. Se anche nell'ora del lutto, ci sono esponenti politici che invece di spendere una parola di cordoglio, preferiscono inveire, si capisce perché in Italia un sedicenne, deriso e tormentato in quanto ritenuto gay, possa arrivare ad ammazzarsi».
Intanto a Buttigliera d'Asti, paese del padre del ragazzo, è il giorno del dolore: bisogna salutare Matteo, in silenzio.