Il Pavia dice no agli striscioni


PAVIA. Niente striscioni al Fortunati sino a fine stagione. Il Pavia ha preso una posizione drastica. Il direttore generale Armando Calisti spiega che non c'è alcuna volontà di penalizzare i tifosi: «Le nuove disposizioni dell'osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive - spiega il dirigente del Pavia - rendono per noi impossibile gestire la cosa». Per Pavia-Lucchese, in programma domenica 15 aprile, vedremo uno stadio completamente libero da «messaggi» dei tifosi. Non solo quelli offensivi, ma anche quelli spiritosi e di incitamento. Resteranno solo gli striscioni degli sponsor. Ai tifosi si chiede di abbandonare la «penna» e puntare tutto sulla voce per incitare il Pavia in questo difficile finale di stagione. Si rischia la retrocessione: «Noi abbiamo fatto di tutto, cambiando allenatore e rinforzando la rosa, per cercare la salvezza. La C1 è la nostra serie A e vogliamo assolutamente restarci - sottolinea Calisti - Ci teniamo, ma resteremo anche in caso di retrocessione. Anche perché da quest'anno c'è un nostro nuovo progetto. Puntare sui giovani, che cresceranno a Pavia, nostri talenti da valorizzare. E' l'unica via per restare a certi livelli».
Uno stadio all'inglese. Al Fortunati non saranno ammessi striscioni: «La nostra posizione ufficiale è che non ci sono spazi disponibili - spiega Armando Calisti - Esistono troppe difficoltà. Ad esempio dovremmo verificare, chiedendo un parere ai Vigili del fuoco, e garantire che il materiale con cui viene fatto lo striscione è ignifugo. Oltre a dare un giudizio sul contenuto degli striscioni. Non ce la sentiamo». Giusto vietare le scritte violente o offensive, ma che male fanno i simpatici striscioni della «Zuppa alla pavese», giusto per citare un gruppo noto? «Nessuno, ma non dipende da noi - sostiene Calisti - La verità è che ci sono troppe difficoltà burocratiche». Secondo le disposizioni dell'Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive la società riceve le richieste. Devono essere specificate le dimensioni e il materiale utilizzato, il contenuto (con fotografie corredate), le persone responsabili. La società, entro cinque giorni dalla partita, invia il materiale in questura. Ci sono alcuni problemi, come accertare che non siano presenti nel gruppo che espone lo striscione persone soggette a Daspo (divieto di accesso agli impianti sportivi) o verificare all'ingresso dello stadio che il materiale corrisponda a quanto dichiarato: «Ci sono responsabilità che non possiamo prenderci - chiude sull'argomento Calisti - Ci scusiamo con i tifosi, ma non dipende da noi. Sarebbe stato meglio e forse più onesto da parte del legislatore vietare semplicemente gli striscioni, come è stato fatto con i tamburi e i megafoni».
La speranza è che questo non raffreddi ulteriormente la tifoseria azzurra. Anche perché in questo finale di stagione la squadra ha bisogno di una mano. Anche Calisti, inguaribile ottimista, si è rassegnato a dover passare dai play out per salvarsi: «Sono un ingegnere e i calcoli so farli. Certo, se le vincessimo tutte potremmo ancora farcela, ma non è credibile. Non sono però d'accordo sul fatto che dobbiamo puntare solo al penultimo posto. La priorità è evitare la retrocessione diretta, ma possiamo risalire qualche posizione. Sarebbe importante arrivare ai play out in crescita, oltre a recuperare qualche infortunato». La stagione negativa non intacca il progetto di lungo periodo dei Calisti, esposto anche da Morgia in un'intervista pubblicata mercoledi dalla Provincia Pavese: «E' la nuova filosofia della società - spiega Calisti - L'obiettivo è giocare con una squadra composta da giocatori giovani, che in gran parte crescono qui. Alcuni magari vanno nelle serie superiori, altri invece restano in C1. Sarebbe bello avere un pavese che diventa un simbolo del Pavia». E Morgia che ruolo potrebeb avere? «Noi abbiamo scelto Morgia e siamo soddisfatti di quanto ha fatto finora. Come è nostro costume però le decisioni le prendiamo a fine stagione. Non tutto dipenderà dal risultato: non è detto che resti se il Pavia si salverà, come non è detto che vada via se retrocederemo. Comunque le nozze si fanno in due». E il nuovo socio? «C'è un contatto avviato, ne riparleremo a fine aprile. Siamo anche contenti del segnale di attenzione del Comune, che ha aumentato il contributo e presto prenderà delle decisioni sul nostro progetto per lo stadio. Noi da soli non siamo in grado di andare avanti. Però insieme ad altri e con il contributo delle istituzioni possiamo farcela».

Claudio Cuccurullo