«Voghera modello di integrazione»


VOGHERA. L'integrazione a Voghera non è solo uno slogan, ma una realtà che, da cinque anni, si materializza con lo sportello immigrati e una rete di protezione sociale per favorire l'inserimento dei cittadini extracomunitari anche nel mondo del lavoro. Firmato: Aurelio Torriani. Il sindaco inquadra cosi il progetto che punta a segnare un nuovo salto di qualità nella sfida della tolleranza.
Questo progetto si chiama «Reti di integrazione sociale»: condensa e coordina gli sforzi del Comune, e di due realtà con salde radici sul territorio come il Centro documentazione ed iniziative per il dialogo («Didi) e la Caritas diocesana, usufruendo dei contributi dell'Asl (7mila euro), della Fondazione comunitaria della provincia di Pavia e della Fondazione Cariplo (altri 10mila euro). Ieri mattina, in sala giunta di Palazzo Gounela, la «vernice», con Torriani, l'assessore ai servizi sociali, Paolo Beccaria, il dirigente comunale Marrapodi, Giancarlo Gatti di «Didi» e Moreno Baggini per la Caritas. Un messaggio di Renata Crotti ha portato i saluti e i buoni auspici dell'ente di piazza Italia.
Il braccio operativo del progetto integrazione è il Centro servizi immigrati del Comune, gestito in convenzione con «Didi» e che è ormai entrato nel sesto anno di attività, con risultati sempre più significativi sia sul piano numerico che su quello qualitativo. «Il Centro - sottolinea Beccaria - è diventato un vero e proprio punto di riferimento per la comunità immigrata di Voghera e dei comuni limitrofi, con un numero di utenti in costante aumento, che si presentano allo sportello di piazza Meardi per informazioni sulle leggi in vigore o sull'accesso ai servizi del territorio. L'obiettivo - ha aggiunto l'assessore - è di fare tutto il possibile per evitare fenomeni di emarginazione o autoghettizzazione, nocivi per entrambe le comunità, quella italiana e quella immigrata, e di garantire agli immigrati regolari che si stabiliscono in città un'attenzione specifica da parte dell'ente locale».
Qualche dato. Il numero degli accessi allo sportello di piazza Meardi è cresciuto dai 500-600 dell'anno di esordio (2002) ai 1.744 del 2006: di questi, il 20% sono stati italiani (per lo più datori di lavoro interessati ad acquisire informazioni sulle procedure per la regolarizzazione dei dipendenti), il 16% romeni (la comunità numericamente più forte di Voghera: dall'1º gennaio di quest'anno sono diventati comunitari e dall'11 di questo mese non necessiteranno più della carta di soggiorno); poi il 10% marocchini, il 9% albanesi, il 7% ucraini. In forte crescita soprattutto l'affluenza dai paesi dell'Est. Sei utenti su 10 si rivolgono allo sportello per avere notizie e assistenza sulle modalità di ingresso e di rinnovo del soggiorno in Italia.
Il cappello politico al progetto e al suo significato lo ha messo il sindaco Torriani, dopo i ringraziamenti d'obbligo agli operatori sul territorio. Una Voghera, dunque, che ha imboccato la strada dell'integrazione, malgrado «alcune resistenze in giunta». Fatti, non solo parole: «C'è il campo nomadi di Campoferro - ha chiosato il sindaco - ad attestarlo».

Roberto Lodigiani