«Processatemi, emergerà la verità»
ALAGNA. «A due anni di distanza confermo l'opinione che espressi fin dal primo giorno, quando dichiarai che era tutta una montatura. Una vicenda orchestrata e non certo a sinistra. Lo dico io che sono e rimango un uomo di destra, ma la verità non ha colore». Nel 2005 Riccardo Sindoca trascorse 110 giorni agli arresti domiciliari a villa Montevideo di Alagna.
L'accusa: associazione per delinquere finalizzata all'usurpazione di funzione pubblica. Il nome di Sindoca, 39 anni, esperto di criminalistica e uno dei fondatori del Nuovo Msi-Destra nazionale, fini in quella che venne definita l'inchiesta sulla cosiddetta 'polizia parallela". Inchiesta della procura di Genova che non si è ancora conclusa, ma è riportata d'attualità da libri e articoli (in particolare un'intervista al giornalista Marco Gregoretti apparsa sull'ultimo numero del settimanale romano 'Il Resto") che analizzano la vicenda della Dssa (Dipartimento studi strategici antiterrorismo) di Sindoca e Gaetano Saya confrontandola con il caso che ha coinvolto i piani alti dei servizi segreti partendo dal rapimento dell'imam Abu Omar.
«Voglio il processo».Sindoca svolge l'attività di consulente di prodotti di alta finanza per conto di una società britannica. Vive prevalentemente all'estero, ma fa la spola tra Gran Bretagna, Svizzera e Italia. Ad Alagna torna spesso per stare accanto alla madre malata. Ora Sindoca ha affidato il suo punto di vista e la sua analisi dei fatti a due libri: 'L'affare Mitrokhin-Il meglio e il peggio degli atti della commissione d'inchiesta", scritto in collaborazione con lo stesso Gregoretti e 'Serviziopoli", di cui Sindoca è autore unico. «L'inchiesta sulla Dssa non si è ancora conclusa - afferma Sindoca - ma io per primo vorrei un processo con pubblico dibattimento perchè si sappia finalmente la verità». La verità di Sindoca è anche la tesi sostenuta da Gregoretti nell'articolo su 'Il Resto". «La Dssa - sostiene Sindoca - ha sempre operato alla luce del sole come centro studi accreditato in materia di sicurezza. I risultati delle nostre attività sono sempre stati comunicati agli organi competenti, altro che polizia parallela e segreta, e se ci sarà un dibattimento, Sismi e Sisde dovranno dare atto dei documenti ufficiali che hanno ricevuto. Sono convinto che qualcuno abbia avuto interesse a far accendere i riflettori sulla Dssa per distogliere l'attenzione da quelli che erano i veri servizi deviati».
«A chi giova?».«Quando mi chiedo a chi ha giovato tutto questo, mi rispondo che non giova certo al governo Prodi, mentre poteva giovare al governo precedente. Sono un uomo di destra, ma sono indignato. Continuo il mio impegno nel Nuovo Msi, un partito che rappresenta la destra filo-Usa e filo-israeliana. Ma, come Riccardo Sindoca, non scenderò mai in campo a fianco di Berlusconi. Dopo il mio arresto molti, soprattutto in Forza Italia e An, hanno fatto finta di non conoscermi. Ho ricevuto solidarietà da Taormina e da pochi altri. Per lavorare sono stato costretto ad andare all'estero per il discredito che in Italia avevano gettato su di me e la mia famiglia».
Il terrorismo.Sindoca aveva denunciato di avere ricevuto minacce. «Ma non dagli islamici - dice -. Erano minacce anonime e molestie dirette a me, alla mia famiglia, alla mia fidanzata, commercialista che risiede a Garlasco, sulle quali posso dire solo di avere presentato denunce sfociate in un decreto penale di condanna e in indagini ancora in corso». Sindoca segue da vicino anche il dibattito sulla linea da tenere nei confronti del terrorismo internazionale.
«Sono un esperto anti-terrorismo - conclude - e dico che con i terroristi non si tratta. Ma penso anche che Gino Strada sia una persona eccezionale e che il governo dovrebbe tutelarlo perchè in questo momento è sovraesposto. Il rischio è di andare incontro ad un nuovo caso-Calipari orchestrato da chi vorrebbe alzare il livello di tensione tra Italia e Usa». (l.g.)