I parlamentari italiani sono i più ricchi d'Europa
ROMA.Ridurre i costi della politica. Romano Prodi lo ha promesso in campagna elettorale ed è tornato a parlarne durante la conferenza stampa di fine anno. Lo ha ripetuto a ministri e sottosegretari ed infine lo ha scritto nel patto in 12 punti con il quale un mese fa ha chiesto la fiducia al Parlamento. Tagliare, ridurre, contenere. Ci hanno provato in tanti, nel tempo, ma i risultati finora sono stati modesti: la politica in Italia costa sempre di più.
A confronto con gli altri paesi europei, poi ci distinguiamo nettamente. L'International Herald Tribune ha pubblicato recentemente un articolo al 'vetriolo", il cui messaggio può essere sintetizzato cosi: in Italia fare il parlamentare significa spesso esercitare un privilegio, più che svolgere una professione che comporta obblighi e spirito di servizio verso gli elettori. L'articolo, che si basa largamente sui dati contenuti nel libro «Il costo della democrazia», scritto dai senatori Cesare Salvi e Massimo Villone, propone una comparazione tra lo stipendio dei deputati italiani e quello degli altri parlamentari europei.
Le cifre non lasciano dubbi: l'assegno mensile lordo del deputato italiano è poco inferiore ai 16 mila euro, quello di un membro dell'Assemblea nazionale francese si aggira intorno ai 7 mila euro. I deputati svedesi si 'accontentano" di 5 mila euro. Ma non è solo uno stipendio smisurato il privilegio di cui godono i nostri parlamentari. Tra i benefici che provocano irritazione ci sono le auto blu, i biglietti gratis, le poltrone assicurate ovunque, i conti bancari a costo zero e una vera giungla di benefici-scandalo.
Deputati e senatori incassano ogni mese più di 15 mila euro tra indennità, diaria e rimborsi vari. Allo stipendio di 5 mila 486 euro (si chiama indennità) bisogna aggiungere il rimborso (si chiama diaria) di 4 mila 3 euro per il soggiorno a Roma e altre 4 mila 190 euro per le 'spese inerenti al rapporto tra eletti ed elettori". Sotto questa voce è compresa anche la cifra che ogni deputato corrisponde ai propri assistenti (i cosiddetti portaborse che, per una decisione presa pochi giorni fa da Bertinotti e Marini, potranno entrare in Parlamento solo se in possesso di un regolare contratto di lavoro).
E si arriva al capitolo trasporti. I depuati, è noto, viaggiano molto. Ma se si muovono nel territorio nazionale non pagano niente. Non fanno file e prendono posto in business class. Per loro, gli spostamenti in treno, aereo o traghetto, sono gratis ed anche per i viaggi in autostrada non versano una centesimo.
Ma non è finita. Serve un taxi? Per questo servizio è previsto un rimborso trimestrale di 3 mila 323 euro per il deputato che deve percorrere fino a 100 chilometri per raggiungere l'aeroporto più vicino al luogo di residenza e di 3 mila 995 euro per chi deve percorrere più di 100 chilometri. Un bonus annuale di 3 mila 100 euro è infine previsto per tutti i parlamentari che intendono recarsi all'estero per ragioni di studio o 'connesse" alla propria attività.
E il telefono? Nessun problema: il rimborso annuale è di 3 mila 100 euro e copre tutte le chiamate dal fisso o dal telefonino. Il trattamento di favore comprende anche una assistenza sanitaria integrativa (pagata dal deputato), la barberia della Camera e del Senato a prezzi scontati, panini alla buvette e pranzi ai ristoranti di Monecitorio e palazzo Madama a prezzi fuori mercato. Sono previsti sconti (offerti da produttori e negozi di loro inizitiva) anche per l'acquisto di automobili, apparecchi telefonici, Tv e altro. Un esempio? A gennaio la Tim ha stipulato una convenzione con la Camera per la fornitura di servizi di telefonia mobile e cellulari aziendali. Agli inquilini del 'Palazzo", l'operatore telefonico ha riservato un trattamento particolare: tariffe tra le più competitive sul mercato e dotazione di telefonini di ultima generazione. Una chiamata da un telefonino Camera a un altro utente Tim costa solo 0,005 euro.
Di tutti i privilegi, quello che più irrita i cittadini è il trattamento pensionistico. Deputati e senatori, anche se in carica per una sola legislatura, maturano il diritto ad una pensione straordinaria che si chiama vitalizio e si somma con tutti i redditi. I sacrifici previdenziali che il governo chiede a tutti i lavoratori non sembrano riguardare i parlamentari. Per i deputati è in vigore un regolamento approvato nel 1997 che stabilisce il diritto alla pensione a 65 anni per gli onorevoli il cui mandato sia iniziato successivamente al 1996. L'unico vincolo è quello della contribuzione: devono essere stati fatti versamenti (1006 euro mensili) per almeno 5 anni. Tutti in pensione a 65 anni? Non esattamente: l'età minima per il vitalizio scende di un anno per ogni ulteriore anno di mandato oltre i 5 obbligatori, sino a raggiungere il traguardo dei 60 anni. I deputati eletti prima del 1996 (e anche in questa legislatura ce ne sono tanti) possono invece avvalersi della 'vecchia" normativa secondo la quale si ha diritto al vitalizio all'età di 60 anni, riducibili a 50 utilizzando tutti gli anni di mandato accumulati oltre i 5 minimi richiesti.
Ma quanto costano alla colletività gli eletti dal popolo? Un conto preciso è quasi impossibile farlo. Quel che è certo è che i bilanci della Camera, del Senato ma anche quelli del Qurinale, sono in continua crescita. Per la prima volta, la Presidenza della Repubblica ha reso note le cifre essenziali del suo bilancio: la previsione di spesa per il 2007 è di 235 milioni di euro. Il Senato, per il 2006, aveva previsto una spesa di 566 milioni 510 mila (di cui 80 milioni 360 mila euro per lo stipendio dei senatori) contro i 550 milioni 674 mila euro del 2005. Secondo il bilancio di previsione, la Camera dei deputati nel 2006 avrebbe dovuto spendere 1023 milioni di euro contro i 979 dell'anno precedente. Solo la voce 'deputati", lo scorso anno, ha pesato per 166 milioni di euro (ai quali vanno aggiunti altri 128 milioni per i vitalizi).