«Verona insegna, uniti si vince»


VERONA. Sommelier professionisti ai banchi d'assaggio, stand di design, molto inglese per parlare aibuyer stranieri: l'Oltrepo al Vinitaly non è più quello della damigiana venduta al milanese in scampagnata. La rivoluzione è compiuta, e il vino 'made in Oltrepo" è un prodotto di stile più che l'alimento da mettere sulla tavola senza guardare troppo all'etichetta. Ma basta aver portato a termine questa rivoluzione? «Se vogliamo conquistare i mercati non basta - commenta Michele Rossetti di Costaiola -. Siamo riusciti a passare dalla damigiana ad una rete di vendita moderna. Se vogliamo diventare grandi, dobbiamo guardare al mercato globale. L'unico che c'è, del resto...».
Essere al Vinitaly (e l'Oltrepo c'è con 42 aziende) significa puntare ad allargare i mercati visto che la fiera di Verona è una vetrina internazionale. «Il territorio ha la possibilità di farlo - commenta l'assessore provinciale all'agricoltura Mario Anselmi - e questa deve essere la nuova sfida». Bene, ma come si fa a puntare all'export? «Il primo passo è avere quella che si chiama 'massa critica" - aggiunge Rossetti -. Non esiste una pasta che si vende in una sola regione: se fabbrico spaghetti, li devo vendere in tutta Italia. E se produco vino, devo venderlo in tutto il mondo visto che l'unico mercato, ormai è quello globale. Ma se l'Oltrepo vuole vendere vino negli Stati Uniti, ad esempio, deve essere in grado di soddisfare le richieste... E nessuna azienda singola può farlo». Il richiamo pare essere alle grandi cantine sociali (tutte presenti in forza a Verona): 2.117 viticoltori in tutto, 4.870 ettari di vigneti, mezzo milione di quintali d'una vinificati nell'ultima vendemmia. Troveranno la forza le grandi cantine di fare la 'massa critica" che serve a far decollare l'Oltrepo sui mercati internazionali? I cinque presidenti, poche settimane fa in un forum promosso dalla Provincia Pavese, hanno riconfermato che la volontà c'è. Ma l'accordo vero pare ancora lontano. L'altro dubbio è l'atteggiamento che avranno i singoli produttori. Fare massa critica significa far conoscere il nome dell'Oltrepo e offrire il prodotto necessario ai mercati: ma come la mettiamo con la concorrenza tra le singole aziende? «Il prodotto di nicchia verrà in qualche modo trascinato dal nome del territorio se davvero l'Oltrepo riuscirà ad imporsi», tranquillizzano i fratelli Ages, produttori di Bonarda ma nella variante ferma tipica di Rovescala.
Quantità e trend: trend adesso è il rosè che, primo in Italia, avrà la Doc. La Versa presenta a Verona il suo «Brut rosè» in uno stand addobbato con rose. Lo stile. «L'Oltrepo è al punto di svolta - conclufe Fabrizio Marzi di Travaglino -. La modifica dei disciplinari per le Doc e l'introduzione della prima Docg sono in linea con la una strategia di espansione: l'Oltrepo è Bonarda, è Pinot nero nelle due versioni (Spumante metodo classico e oltrepo rosso ndr), è Riesling. Scelte certe per evitare confusione nei consumatori tra cento vitigni e cento vini».

dall'inviato Stefano Romano