«Tre anni da incubo, ora posso rivivere»
PAVIA. Non è facile raccontare una storia di usura. Specie se sei tu la vittima. Ma alla fine Maria si libera di quel peso che ha sullo stomaco da quando stiamo parlando. «Sa cosa le dico? Che non è tanto la paura. Beh, si, certo: un po' ci pensi, lo sai quello che succede, a volte sono cose terribili. Ma a frenarti, a frenarmi, non è stata la paura. E' che non volevo che si sapesse quanto ero stata stupida». Maria racconta, ora, un incubo durato almeno tre anni, l'incubo di chi è stata vittima di usura e che ora, con molta fatica, sta ricominciando a vivere una vita normale.
Questo non è il suo vero nome, ma noi la chiameremo Maria. Lei ha testimoniato al processo contro uno degli uomini accusati di averla costretta a pagare interessi fino al 489 per cento. Un primo imputato fu condannato, con patteggiamento, a un anno e quattro mesi, l'altro è sul banco degli imputati.
Maria, finalmente, si sente meglio?
«La mia vita sta cambiando, in meglio è vero. Ma sapesse che fatica...».
Questa storia quando è iniziata?
«Intorno al 2000. Un mio carissimo amico aveva il vizio del gioco e... Insomma, si era fatto fare dei prestiti. Non so quanto fosse, ma avevo capito che gli interessi erano molto alti. Ricordo che lo accompagnavo a San Genesio, a casa di un certo Franco, dove prendeva i soldi».
E lei come è finita nelle mani degli usurai?
«Le ho detto che era un caro amico. Lui, come me, aveva un'attività commerciale e ormai aveva chiesto soldi a tutti per pagare i debiti: alla moglie, ai parenti, agli amici. E per evitare che finisse protestato gli ho dato tre o quattro assegni a garanzia dei suoi prestiti».
Per quale somma?
«In totale una ventina di milioni con 4 diversi assegni».
In questa fase non si può ancora parlare di usura, non nei suoi confronti.
«Successe cosi. Purtroppo il mio amico mori in un incidente stradale. Dopo quale tempo quel Franco - che sarebbe poi l'imputato al processo - mi disse che potevo restituire gli assegni staccati a garanzia con calma... ma che gli ultimi sei milioni che aveva dato al mio amico, l'ultima volta, dovevo restituirli subito. E io non li avevo. Per cui, come interesse, ogni mese avrei dovuto versargli un milione finché non avessi restituito i sei di capitale».
E questa è usura. Perché non si è rivolta alla polizia, immediatamente?
«Perché sei sempre convinta di potercela fare e non vuoi raccontare, poi, quanto sei stata stupida... Insomma, speravo di gestire quel problema, ma avevo anche paura di possibili ritorsioni. Mi era stato detto che dietro a quel prestito c'erano degli zingari di Milano».
E' vero che ha dovuto persino vendere la casa per far fronte a quel prestito usuraio?
«Si, mi sono trovata in difficoltà economica, non potevo fare altro. Perché il debito continuava a salire e non ero più in grado di andare avanti. Gli interessi non sempre riuscivo a pagarli e il capitale cresceva».
Però, alla fine, si è presentata alla polizia.
«Alla fine ti dici: o tu o loro, e chissenefrega... E se alcune amiche con le quali mi ero confidata mi avevano detto di non denunciare, che rischiavo ritorsioni, un altro amico mi ha convinta a presentarmi in questura. Ci ho pensato bene, mi creda, è stato un passo difficile».
Ora va meglio: è stata parzialmente risarcita, ha visto i presunti usurai a processo, ha ottenuto l'aiuto del fondo anti-usura».
«Ho ricominciato a vivere. Certo, per ripartire, anche per l'attività commerciale, impieghi un po' di tempo: ci sono voluti due anni per mettersi alle spalle quella vicenda».
Oggi come oggi, se un'amica o un amico le confessasse di essere vittima di prestiti usurai, cosa consiglierebbe?
«Di non commettere il mio stesso errore, di non accettare i ricatti e di affrontare gli eventuali problemi economici che si verificano quando non si riescono ad onorare i debiti. Nella vita può capitare di avere difficoltà finanziarie, un'impresa commerciale può non funzionare a dovere. La risposta, però, non può essere nel prestito ad usura. L'unico risultato che si ottiene è quello di perdere tutto, anche la propria dignità. Io questa me la sono ripresa...».