Berlusconi: noi maggioranza anche senza l'Udc

ROMA.«Siamo in regime di separazione ma non per colpa nostra. La Cdl c'è. E' l'Udc che ha deciso di non farne più parte. Ne prendiamo atto auspicando che ci sia un ritorno». Silvio Berlusconi chiama a raccolta deputati e senatori di Forza Italia, Lega, An e Nuova Dc, per dire che il centrodestra andrà avanti con o senza il partito di Casini. La scena si svolge nella sala della Regina di Montecitorio che, per un giorno, diventa lo «sfogatoio» di una Cdl che si prepara al suo «nuovo corso» ma anche il luogo dove il Cavaliere ufficializza lo «strappo» con l'Udc. «Oggi ci siamo scrollati di dosso un momento di attesa che abbiamo portato avanti un po' troppo» dice l'ex premier, che rilancia la Federazione delle libertà dicendo di aver avuto il via libera della Lega. E pazienza se Bossi liquida l'iniziativa come una «stupidaggine».
Il Cavaliere va avanti e spiega che fino a ieri non ha convocato riunioni di tutto il centrodestra proprio per non evidenziare che c'era una componente in meno della Cdl, cioè l'Udc. «Ma dopo il voto dell'altro giorno sull'Afghanistan abbiamo detto basta: ora - precisa Berlusconi per il quale la CDl è al 52 per cento anche senza l'Udc - è il momento di andare per la nostra strada auspicando che il partito di Casini possa ritornare sui suoi passi».
Quanto al voto di astensione (che al Senato equivale ad un no) il Cavaliere assicura di essere «in sintonia» con quanto pensano gli elettori della Cdl e spiega che Forza Italia si è astenuta perché sicura del via libera al decreto legge sulla missione a Kabul. «Se noi non fossimo stati certi che il decreto sarebbe passato comunque, la nostra decisione e quindi il nostro voto sarebbe stato del tutto diverso», precisa l'ex premier, che ricorda di non essere andato in tv dal 10 aprile per «non alimentare il coro della politica carnevalesca». L'insofferenza verso le decisioni portate avanti dall'Udc si trasforma in un coro di invettive quando Berlusconi «prende atto» che Casini non può essere considerato al loro fianco e chiede ai parlamentari della Cdl di avere «più pazienza» per cercare di convincerlo. Fini e la Lega non ne vogliono sapere e chiedono al Cavaliere «una parola chiara e definitiva» su questo punto. Ad esigere uno stop nei contati con l'Udc è soprattutto Calderoli, che dice di non poterne più degli ex dc e sbotta: «Ricucire con l'Udc? Io gli cucirei la bocca...».
Ma anche Berlusconi non è tenero verso l'ex alleato: «Quello che Casini deve capire è che il grande centro c'è già e si chiama Forza Italia». Ma non è tutto. Il leader dell'Udc vuole dialogare con tutti? Attenzione perché «la stagione dei due forni e di Craxi che fa l'ago della bilancia è finita».
La replica arriva in serata. «Se pensa che il paragone con Craxi mi debba indignare si sbaglia. Craxi è stata una grande personalità politica del nostro tempo e, se non faceva alcuni sbagli, sarebbe stata una delle migliori» risponde Casini, che non fa marcia indietro («Mi sento una persona seria che ha fatto il suo dovere») anche se dice di sentirsi «più vicino» a Fini e Berlusconi che a Bertinotti. Ancora più piccata è la risposta sull'astensione della Cdl che arriva da Lorenzo Cesa: «Se un politico vota no per dire si, dà prova di immaturità e di scarsa considerazione per le istituzioni».
Gabriele Rizzardi