L'incanto della coppia Bolle-Ferri nella «Dame aux camélias» alla Scala
MILANO.Ammirati. Incantati. Perché 'La dame aux camélias" è un 'grand ballet" fascinoso, spettacolare, poetico, toccante, che traduce la vicenda disperata e struggente di Marguerite Gautier in una raffinata teatralità che si accende di capacità introspettive straordinarie. Perché John Neumeier restituisce e delinea le dinamiche psicologiche ed i rapporti interpersonali, l'amarezza e il disincanto che pervadono il testo di Dumas in un balletto-film dove il passaggio veloce da una situazione a un'altra procede per flash-back, con piani sequenze, controscene, primi piani. Quadri in cui brilla la maestria del coreografo che condensa gesti, chiaroscuri, emozioni lacerate in una scrittura classica dalla complessa articolazione, arricchita da frasi proiettate nella contemporaneità. Tesissimo, il racconto scorre su pagine di Chopin, con il pianismo di preludi, sonate e ballate a commentare l'aspetto intimista della storia ed il sinfonismo dei concerti ad accompagnare i momenti d'insieme dentro la cornice di un bellissimo affresco d'epoca definito dalle scenografie d'elegante essenzialità e dai ricercati costumi di Jurgen Rose. Maestro del 'dancedrama", Neumeier mostra un talento speciale per delineare personaggi, sentimenti, storie d'amore e di dolore. Con vigorosi e delicati corpo a corpo che rappresentano nei pas de deux il legame di coppia e pagine corali che raccontano il 'demimonde" parigino con segni frivoli e civettuoli nelle sequenze a teatro, atmosfera da 'gaieté parisienne" nella vita in campagna, immagini sontuose nella festa di ballo. I protagonisti, come l'intera compagnia scaligera, danno un'interpretazione di classe. Palpitante e luminosa, Alessandra Ferri è una Marguerite morbida, tragica, vera, calata in una fortissima concentrazione, che ritrova soprattutto nella drammatica consapevolezza della perdita, dell'abbandono, della solitudine la sua più efficace intensità, di grande impatto nella tensione dell'ultimo, sconvolgente, straziante incontro-scontro con Armand, cui Roberto Bolle imprime slancio impetuoso, potenza e mobilità espressiva. Con Gilda Gelati e Andrea Volpintesta, che ben delineano i personaggi di Manon e Des Grieux, Gianni Ghisleni è un incisivo Monsieur Duval (splendido il suo assolo), mentre i solisti e l'omogeneo Corpo di ballo contribuiscono significativamente al disegno complessivo. (f. cor.)
ALLA SCALA di Milano fino al 31.