Chi ci aiuta di notte?
Caro direttore, l'altra notte ho sentito degli strani rumori provenire da uno dei cortili su cui affaccia la mia camera da letto. Ho visto tre persone armeggiare al buio e ho subito chiamato il pronto intervento dei Carabinieri. Ho detto chi ero e dove abitavo e subito sono stato dirottato sulla Polizia.
Attesa con musica e poi di nuovo ho dovuto dire chi ero e dove abitavo. Molte domande al telefono prima che si muovessero. Morale: quando gli agenti sono arrivati, i tre si erano già dileguati nella notte.
Mi sono chiesto perché non si istituisce un numero unico per il pronto intervento. Tra parentesi, neanche un mese fa mia madre, con cui vivo, era stata aggredita in casa da un rapinatore che le ha rotto un polso e non oso pensare cosa avvrebbe potuto succederle se una vicina, urlando e chiedendo aiuto, non avesse messo in fuga il malvivente.
Quando mi sono lamentato del tempo perso e di altre cose, mi hanno risposto che Pavia è una città tranquilla. Ho fatto caso la mattina dopo ad alcune cose: guardando dalla finestra ho visto il solito barbone urinare contro un albero (prima lo faceva contro il portone di casa mia, le cose sono migliorate).
Alle 10 sotto l'allea di viale Matteotti i cestini sono già pieni di lattine e bottiglie di birra. Passa una ragazza e viene investita di parole da un gruppo di extracomunitari. Gli ausiliari del traffico sono li, ma ci sono auto parcheggiate ovunque. Lo segnalo e mi dicono che quelle vetture hanno i permessi.
Ci sono i vigili dell'Annonaria, ma nessuno fa notare ai verdurai che non hanno esposto i cartelli con la provenienza della merce. In via XX Settembre due poliziotti non vedono gli extracomunitari che vendono la loro mercanzia.
In via Valla c'è una bicicletta mezza distrutta appesa alle inferriate di una finestra. Forse la visita del Papa servirà ad avere per due giorni una città degna di questo nome come è successo con Ciampi, ma questo non servirà a fare cambiare il mio giudizio e avrò solo la fasulla certezza di vivere in una città degna di questo nome.
Giuseppe ZappelloniPavia
Gentile signore, la descrizione di una giornata da dimenticare (molto più lunga nella sua lettera) dà sicuramente il senso della sensazione di incertezza e di insicurezza che lei ha pur vivendo nel centro storico di Pavia.
Un'insicurezza e una incertezza che lei attribuisce a diversi episodi che sono in realtà molto diversi fra loro e che certamente meriterebbero considerazioni diverse per ognuno.
Resta il suo disagio, quello si. Da non sottovalutare da parte di tutti coloro che hanno a cuore la vivibilità di Pavia e dei suoi residenti.
Pierangela Fioranip.fiorani@laprovincia pavese.it