Si al centro di accoglienza
PAVIA. «Stiamo scegliendo la sede più idonea dove sistemare il centro di accoglienza per gli immigrati intitolato a Papa Benedetto XVI, che gli sarà formalmente donato in occasione della sua visita del 22 aprile». Ad aggiornare sul progetto della Curia è don Stefano Penna.
Il centro non c'è ancora, è da costruire e sarà realizzato nei prossimi mesi. Il primo atto sarà la scelta della sede. La visita del Papa sarà l'occasione per presentare ufficialmente l'iniziativa al Santo Padre, cui sarà dedicata, e all'intera diocesi.
«Vorremmo donare al pontefice - ha detto il vescovo Giovanni Giudici in un'intervista - un'opera di carità che speriamo di intitolare: 'Centro di accoglienza Papa Benedetto XVI". Un'opera per accogliere nella città chi viene da fuori, per lavoro e altre necessità, da realizzare magari in collaborazione con altri».
Al progetto lavora operativamente per la diocesi l'ufficio della Pastorale dei migranti di cui è responsabile don Penna. Il centro sarà gestito insieme alla Pastorale missionaria e alla Caritas.
«La scelta che si sta facendo - spiega don Penna - è tra varie possibili sedi: si tratta di complessi edilizi dotati di un certo numero di sale con la caratteristica di essere vicini a chiese. Si pensa a un centro per la cura pastorale e culturale delle persone immigrate presenti nel territorio della diocesi, che diventi un punto di incontro e di riferimento per le varie comunità immigrate. Un luogo dove le persone possano celebrare i riti nella propria lingua ma anche partecipare a incontri di formazione e organizzare le feste della propria tradizione». Quando sarà aperto il centro di accoglienza per gli immigrati? Don Penna non indica tempi. «Abbiamo cominciato a lavorarci. Ora si tratta di trovargli la sistemazione idonea e poi di realizzarlo e attrezzarlo. Sarà aperto nei prossimi mesi. Non si pensa a un centro di prima accoglienza, ma a una struttura di sostegno agli immigrati, che sia aperto negli orari stabiliti e disponibile per organizzare le varie iniziative».
«Ciò che manca a Pavia - conclude don Penna - è un luogo dopo africani, sudamericani, filippini, albanesi e persone delle più varie etnie possano ritrovarsi. Un punto di riferimento operativo, si spera attrezzato con computer, impianto video, stereofonico e microfonico».