Indagini illegali Telecom, ancora 13 arresti
MILANO. Nuova raffica di arresti, la quarta, per l'inchiesta milanese sui trenta dossier illegali di Telecom. Tra i documenti sequestrati anche un'agenda del giornalista Guglielmo Sasinini, ex di Famiglia Cristiana (agli arresti domiciliari) nella quale appare un appunto che riguarda la presunta elargizione di 70 miliardi delle vecchie lire che Silvio Berlusconi avrebbe dato a Umberto Bossi.
Somma che sarebbe stata data dall'ex premier al leader della Lega «in cambio della totale fedeltà», come si legge a pagina 303 dell'ordinanza con la quale il gip Giuseppe Gennari ha disposto ieri l'arresto di 13 persone. Negli appunti del giornalista si legge anche questa frase: «in quel periodo pignorata per debiti la casa di Bossi. Debiti già ripianati con 70 miliardi». Nell'agenda appaiono pure i nomi dell'ex ministro Tremonti e di Minniti. Immediata la reazione del legale di Berlusconi, Niccolò Ghedini: «Sono notizie false e destituite di fondamento». Secca smentita anche dallo stesso Bossi: «Una bufala colossale». «La fedeltà esiste a fatica tra moglie e marito, figurarsi in politica», ha aggiunto Bossi con una battuta.
Per i magistrati sarebbe stata costruita una sorta di scudo di protezione per Marco Tronchetti Provera e le ipotesi di reato che coinvolgono tredici persone vanno dall'associazione a delinquere, alla corruzione, dall'appropriazione indebita all'aver utilizzato informazioni acquisite illecitamente, e anche di violazione del segreto di Stato e corruzione internazionale.
Nel mirino dei magistrati che conducono l'inchiesta, i pubblici ministeri Nicola Piacente, Stefano Civardi e Fabio Napoleone, vi sono nomi già noti alle indagini ma spiccano anche volti nuovi, soprattutto ex appartenenti alle forze dell'ordine, ed ex agenti segreti tra i quali Jhon Paul Spinelli, con un passato nella Cia e che compare pure nell'inchiesta sul sequestro dell'ex imam Abu Omar. Spinelli vive negli Stati Uniti ed è titolare dell'agenzia investigativa Global Security Service per la quale, in passato, aveva lavorato anche Marco Bernardini, ex agente del Sisde e considerato dagli investigatori la «gola profonda» dell'indagine. L'ordinanza è composta da 374 pagine e riguarda anche Giuliano Tavaroli, ex manager Telecom; Fabio Ghioni, ex tecnico informatico sempre Telecom, Gugliemo Sasinini, ex giornalista; Mirko Ferrari, ex guardia forestale; Amedeo Nonis, artificiere in servizio presso la questura di Milano; Francesco Rossi, ex appartente al Sisde; Diego Tega, ex militare della Guardia di Finanza; Antonio Vairello, ex sindacalista e dipendente Alitalia; Edoardo Dionisi, brigadiere dei carabineri; Fulvio Guatteri, ex ufficiale di collegamento tra i servizi segreti franbcesi e quelli italiani; Pierguido Iezzi, ex manager di Pirelli e Gregorio Porcelluzzi, ex artificiere presso la questura di Milano. Nell'ordinanza il gip scrive chiaramente che l'affare illecito è stato concretizzato «grazie a una combriccola di funzionari pubblici di alto rango corrotti». Il gip Gennari va oltre: «Il Sisde era una sorta di pret-a-porter della notizia riservata dove, con pochi soldi e con buone entrature, chiunque può prelevare ciò di cui ha bisogno». E da un interrogatorio di Fabio Ghioni, uno degli arrestati, emerge anche che il gruppo di «spioni» interno a Telecom, capitanati da Giuliano Tavaroli, avrebbe considerato Afef Jnifen, moglie di Tronchetti Porvera, «un elemento incontrollabile e una fonte di vulnerabilità per l'azienda». Ghioni riferisce che «gli aspetti di vulnerabilità riguardavano i rapporti tra la signora Afef e l'onorevole Berlusconi e Tark Ben Ammar. Sasinini temeva i rapporti non buoni tra Tronchetti Povera e Berlusconi e pensava ad un pericolo il fatto che Afef potesse comunicare ad elementi del governo Berlusconi notizie riservate dell'azienda». (a.g.)