Auto storiche, che business
ROMA. Dalla Topolino, alla Bugatti, alla Lancia Astura: l'auto storica non è solo un bell'oggetto per fare passerella ma un business di rilevanti dimensioni che genera in Europa oltre 16 miliardi di euro annui, secondo i calcoli della Federazione internazionale auto storiche (Fiva). In questo giro d'affari sono coinvolte 9.000 imprese e ne derivano 55.000 posti lavori (68% di occupazione a tempo pieno).
Molto imponenti anche le cifre dell'export dall'Ue di auto storiche, che si attesta sui 3,35 miliardi di euro annui. Inoltre, 4,9 miliardi sono spesi annualmente dai club aderenti alla federazione internazionale in voci quali assicurazione, acquisto di veicoli, spese carburante e manutenzione e pubblicazione di depliant e riviste. Nell'Ue superano il milione e mezzo, sempre secondo le stime Fiva, i veicoli storici che hanno i requisiti per circolare. «In Italia sono 40.000 i veicoli storici certificati e 10.000 gli imprenditori che traggono ricavi dalla nostra attività - osserva Roberto Loi, presidente dell'Automotoclub storico italiano (Asi) -. Le imprese maggiormente interessate sono naturalmente autofficine, carrozzieri e rivenditori di ricambi. Ma non è trascurabile neanche l'indotto turistico da noi generato. Organizziamo infatti 2.500 manifestazioni all'anno in tutta Italia. Questo vuol dire che migliaia di appassionati radunati per l'occasione sostano nelle sedi interessate, pernottano, mangiano e visitano i luoghi d'arte. L'esercito degli appassionati di auto storiche è in continua ascesa, ogni anno cresciamo di 10.000-15.000 soci». Le statistiche sfatano inoltre il mito che i proprietari di auto storiche siano in generale persone più che agiate: il 29% dei proprietari, secondo la Fiva, ha un reddito che non supera i 30.000 euro annui e il 78% dei veicoli è valutato meno di 15.000 euro. «Purtroppo in base a questa presunzione che chi possiede un'auto storica disponga anche di un reddito elevato - osserva Loi - è capitato che alcuni nostri affiliati siano stati oggetto di un'iniqua tassazione. Ora è stato presentato in Parlamento un disegno di legge a firma di Giorgio Benvenuto che ha anche la valenza positiva di non aprire al pluralismo qualunquista in merito alla certificazione a cui mirano invece altre proposte di legge».