La burocrazia fa scappare i cuori
PAVIA. Il primo cuore made in Italy è finalmente pronto. Ma vola in Germania. «Un'occasione perduta - commenta senza nascondere un po' di amarezza il professor Mario Viganò - Noi al policlinico San Matteo eravamo pronti. C'era anche il parere favorevole del comitato di Bioetica. Un vero peccato». Ma il Ministero della Salute non ha ancora rilasciato l'autorizzazione. Starebbe per farlo. E cosi il cuore artificiale - frutto della ricerca e della tecnologia tutta italiana - è stato 'soffiato" dall'Università tedesca di Bochum. Una consuetudine tristemente consolidata che vede fuggire all'estero anche i migliori cervelli, i ricercatori più promettenti. Il cuore - chiamato BestBeat - è stato invece impiantato in un paziente tedesco di 68 anni.
Il cuore artificiale è stato progettato nell'Istituto di Fisiologia clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) a Pisa e realizzato dall'azienda NewCorTec.
«E il principale aspetto innovativo è proprio il fatto che sia un prodotto made in Italy - spiega il cardiochirurgo pavese - Il primo. Frutto della tenacia e della sperimentazione italiana. Un'avventura iniziata oltre 30 anni fa. Purtroppo per le lungaggini del Ministero è stato sperimentato prima all'estero». Il policlinico aveva già dato il via libera alla sperimentazione. Il comitato bioetico ha espresso duplice parere favorevole:
sia sulla formulazione originaria, sia sulle integrazioni richieste dal Ministero. «Ma le lungaggini hanno fermato il processo - commenta il professor Viganò -. E' una cosa paradossale».
L'intervento «costituisce finalmente il punto di partenza della sperimentazione clinica del cuore artificiale italiano» dice il 'padre" del dispositivo, Luigi Donato, direttore dell'istituto di Fisiologia clinica del Cnr di Pisa e presidente della NewCorTec.
La sperimentazione durerà circa un anno e altri esemplari del cuore artificiale italiano saranno impiantati in un centro francese e in quattro centri italiani (San Matteo di Pavia, Ospedali Riuniti di Bergamo, Centro Cardiochirurgico del Cnr di Massa, ospedale Niguarda di Milano). Attualmente il cuore artificiale è l'opzione più concreta come ponte verso il trapianto, considerando che a fronte di 100 mila malati l'anno con scompensi cosi gravi da risultare in breve tempo fatali, i donatori disponibili sono appena 3-4mila. Il BestBeat non è soltanto un ponte in attesa del trapianto, ma un ponte verso il recupero perchè, quando le condizioni dei pazienti lo permettono, permette di iniziare terapie di recupero della funzionalità cardiaca. «Sfrutta una tecnologia sofisticata e innovativa - spiega Viganò - e si pone, come dimensione, in una posizione intermedia del mercato: più piccolo dei pulsativili tradizionali, ma leggermente più grande rispetto a quelli a turbina. Può essere concepito anche come mezzo di assistenza transitoria per superare le fasi acute di uno scompenso cardiaco. Se poi il cuore originario ha riserve adeguate per recuperare le proprie funzioni si può anche pensare di disinstallarlo». (m.g.p.)