Robinson Crusoe sulla Quinta Avenue

NEW YORK.Una coppia di Manhattan convertita dalvangelo verde dell'ex vicepresidente Al Gore ha deciso di vivere un anno di vita no impact: niente carta igienica, niente spezie, o rasoi usa e getta; niente giornali, treni, automobili, lampadine incandescenti, ascensori, plastica; niente televisione o quant'altro possa avere un effetto inquinante sull'ambiente. Colin Beaven, 43 anni, saggista, e la moglie Michele Collin, giornalista, sono arrivati al quarto mese dell'esperimento. Coinvolti involontariamente da novembre nel progetto no-impact sono stati anche la figlia della coppia, Isabelle, che ha due anni, e il cane Friskie, costretto a scendere nove piani di scale ogni volta che deve uscire per fare i suoi bisogni. In casa Beaven fino a quattro mesi fa nessuno cucinava e il take out era di rigore: oggi i cibi vengono esclusivamente da fattorie biologiche in un raggio di 300 chilometri da Manhattan. Al bando i taxi o l'auto, sostituiti da bicicletta o monopattino. Al bando lo shopping, se non nei negozietti dell'usato. Quanto alla spazzatura, Michelle e Colin, che hanno messo fuori legge la carta igienica nei bagni, la mettono nelle scatolette del compost dove viene mangiata dai vermi. Quel che rende i due Robinson Crusoe della Fifth Avenue diversi da altri ambientalisti è che Michelle e Colin erano due yuppies come tanti altri a Manhattan: il loro appartmento, non lontano da Washington Square è arredato con poltrone Eames, lampade di Lucite e divani modernisti.
Lei, che lavora a Business Weeks, si è concessa in regalo due paia di stivali di Chloe costati mezzo mese di stipendio prima di imbarcarsi nell'esperimento. «L'estate scorsa sono andata a vedere Una Verità Sconveniente (il documentario premio Oscar di Gore, n.d.r.) in un cinema con l'aria condizionata, ed è stata una chiamata alle armi», ha spiegato Michelle al New York Times: «Mi sono accorta che tutto quel che stavo facendo nella mia vita contribuiva alla distruzione dell'ambiente. E' stato allora che ho deciso di dire basta».