Fiumi senz'acqua, si spegne un ecosistema
PAVIA. Un Po o un Ticino in secca perenne è un fiume in cui l'ecosistema è a rischio, la qualità delle acque è compromessa, la fruibilità (parliamo di navigazione, perchè la balneazione è vietata) è ridotta al minimo. Dal Wwf a Legambiente fino al rapporto 2006 del Parco del Ticino: su questo argomento ormai da diversi anni si levano allarmi sempre più circostanziati. Fiumi sfruttati, mal gestiti, mal governati (nella pratica e nella teoria). E il cambiamento del clima completa un quadro a tinte fosche.
Il Parco del Ticino, la scorsa estate, ha prodotto un documento sull'emergenza idrica che svela particolari inquietanti. Quello che arriva a Vigevano e a Pavia è, a detta del Parco, un Ticino terribilmente impoverito. Dal punto di vista biologico, si legge nel rapporto, il Ticino «è sempre stato un ambiente eccezionalmente ricco, produttivo e pescoso», frutto della trasformazione energetica che avviene nel lago Maggiore dove vengono sintetizzati gli apporti di sorgenti, affluenti e sottobacini. Ma, appena superato lo sbarramento nella Miorina, tutto questo patrimonio di pesci, fitoplancton e zooplancton finisce nel 'buco nero" della zona tra il Porto della Torre e il bacino di Panperduto, dove avvengono i prelievi più copiosi. E' un tratto del fiume dove in effetti il deflusso minimo vitale (dmv, è in pratica la quota d'acqua, misurata in metri cubi al secondo a valle di ogni prelievo, che garantisce la sopravvivenza del fiume, ndr) si riduce al minimo. E se tutti i parametri della portata del Ticino sono rigidamenti sottoposti a un protocollo, è altrettanto vero che dalla zona di Oleggio il fiume esce molto ridimensionato. E il Parco, nel suo documento, sottolinea come quel che viene a mancare al Ticino, sotto ogni aspetto, «non gli viene più restituito». Poco importa, al Parco, se le analisi chimiche sono in costante miglioramento: sono quelle biologiche a mostrare «una situazione decisamente preoccupante», a causa anche di una temperatura delle acque che spesso è troppo elevata, con pessime conseguenze su flora e fauna.
Quanto al Po, la situazione per certi versi è anche peggiore. Un recente rapporto del Wwf, redatto dopo la criticissima estate 2003, quella del grande caldo e della secca storica, punta il dito su una serie di errori gestionali. Secondo il Wwf, dare la colpa al clima che cambia è troppo riduttivo: i livelli delle falde e degli invasi alpini non giustificherebbero nessun ultimatum. E allora? Due le questioni sul piatto. Intanto: il Po, dice il Wwf, è basso perchè semplicemente è stato abbassato troppo. L'alveo è stato saccheggiato in maniera eccessiva e, spesso, indiscriminata. Seconda questione: un problema cosi vasto necessiterebbe di studi approfonditi, continui monitoraggi, progetti capillari e mirati di intervento. E invece? Invece, dice il Wwf, troppi enti si occupano delle stesse cose. E nessuno alla fine decide. Il Grande fiume non ha nemmeno una banca dati.