Sircana: «La mia fu la sciocchezza di una sera»
ROMA. Forse la fotografia più spiazzante di tutte è quella pubblicata dal Foglio. Dopo aver annunciato di voler far uscire le immagini di Sircana, il quotidiano diretto da Giuliano Ferrara ieri ha mantenuto la promessa e, in prima pagina, ne ha pubblicata una del portavoce di governo seduto presumibilmente alla Camera. Niente immagini scioccanti o urlate (la foto era anche piccola), niente scandalo e forse, per la prima volta dopo giorni, un po' di ironia. Ma è durata poco e la scelta del Foglio è stata davvero l'unica.
Molti altri quotidiani hanno invece preferito uno dei 12 scatti «proibiti», un'immagine in cui si vede la macchina di Sircana che si avvicina a un marciapiede su cui trova un transessuale. «E' stata solo una sciocchezza di una sera, una stupida curiosità, ma non può bastare. Non si crocifigge una persona per una sciocchezza cosi», ha spiegato lo stesso Sircana in una lettera uscita sempre ieri su La Stampa. Un lungo articolo in cui ripercorre quanto accaduto una sera dell'estate scorsa specificando, però, di «non essere vittima di un ricatto» e prendendo le distanze dal divieto di pubblicazioni delle immagini imposto dal Garante per la privacy. Non condivido né il provvedimento né la sua tempistica», ha spiegato Sircana nella lettera alla Stampa, dove si dice anche convinto che l'informazione debba essere «sempre più libera e autorevole», anche se sottoposta a regole stabilite all'insegna della «civiltà».
Le parole di Sircana e la visione dell'immagine «incriminata» non sono però riuscite a far calare la tensione. Il fronte governativo non sembra avere crepe e manifesta solidarietà a Sircana. «Non ho mai sostenuto la necessità che si dimettesse dal suo incarico di portavoce del governo» ha specificato il Guardasigilli Clemente Mastella, ricordando di averlo difeso dagli attacchi «strumentali» che gli sono stati mossi. «In questi giorni - ha proseguito il Guardasigilli - ho sempre detto che una giustizia fondata sulla gogna mediatica non è una giustizia». Nessun commento, invece, dal ministro del Lavoro cesare Damiano, che assicura di aver espresso solidarietà al portavoce. E una difesa, seppure parziale, arriva dal capogruppo dell'Italia dei valori alla camera, Massimo Donadi. «A Silvio Sircana va riconosciuta una dignità e un coraggio che di questi tempi sono veramente merce rara» - ha detto Donadi -. Per quanto riguarda le sue mancate dimissioni si tratta di una scelta che rispettiamo anche se, come Idv, la nostra scelta sarebbe stata diversa».
Dure come al solito, le reazioni provenienti dalla Casa delle libertà. «Il caso Sircana non può essere considerato chiuso con la pubblicazione delle fotografie», ha attaccato Maurizio Gasparri. An non ha ancora digerito le dimissioni ha cui è stato costretto, sempre dalle scandalo di Vallettopoli, Salvatore Sottile quando era portavoce di Gianfranco Fini alla Farnesina. Vedere adesso il caso Sircana sgonfiarsi improvvisamente, evidentemente non piace ai colonnelli del presidente di An. «Che non ci fosse nulla di illegale era evidente fin dall'inizio - ha proseguito infatti Gasparri - Ma può fare il portavoce unico del governo, nominato con tanto di decreto, chi non ha detto la verità?».
Un'ipotesi che non piace neanche ad Alessandra Mussolini, che punta il dito sul Garante della privacy per aver impedito la pubblicazione delle fotografie. «Oggi ci accorgiamo che le foto esistevano - ha detto la segretaria di Alternativa sociale - che in esse Sircana si intratteneva con un transessuale e il connubio governo Prodi-Gruppo Rcs le ha coperte. Per non parlare del Garante della privacy che servilmente ha fatto ciò che Prodi ha chiesto con una solerzia sospetta».
Un'accusa alla quale risponde direttamente Mauro Paissan, componente della stessa Autority presa di mira. «La lettera dell'onorevole Sircana a La Stampa - fa notare Paissan - è firmata in prima pagina 'Portavoce unico del governo". In tal modo le critiche al provvedimento del Garante sono presentate come provvedimento del governo, se quella qualifica ha un senso. Non è il massimo della correttezza istituzionale ma meglio cosi. Finirà in questo modo - ha concluso Paissan - la storiella del Garante servo di Prodi e spero non cominci la telenovela dell'irriconoscenza tra prodiani».