La disoccupazione è ai minimi Cresce il lavoro a tempo
ROMA. Un tasso di disoccupazione cosi basso non si era mai visto. Lo scorso anno è sceso al 6,8% dal 7,7%, il minimo dal 1993, da quando cioè l'Istat ha ricostruito dati confrontabili. In termini di occupati l'aumento è stato dell'1,9%, con un incremento di 425.000 unità, per un totale di 23 milioni di occupati. Ma non è tutto oro quello che luccica.
Nonostante un calo di 2 punti percentuali, il più significativo a livello geografico e che spiega gran parte del dato nazionale, al Sud il tasso di disoccupazione resta infatti al 12,2%, il doppio della media italiana e quasi il quadruplo rispetto al Nord (3,8%). E non solo: nelle regioni meridionali sono in aumento anche gli inattivi, cioè coloro che hanno del tutto rinunciato alla ricerca di lavoro e che, non venendo classificati come disoccupati, non vengono neanche conteggiati nelle statistiche sulla disoccupazione. Si tratta di oltre 6,47 milioni di persone, 57 mila in più rispetto al 2005 (+0,9%), un numero praticamente equivalente ai 6,51 milioni di occupati. Concretamente in cerca di occupazione risultano invece appena 909 mila persone, il 14,8% in meno rispetto al 2005.
Il calo della disoccupazione al Sud da oltre il 14% del 2005 al 12,2%, spiegano all'Istat, «non è dovuto solo ad una maggiore richiesta di lavoro. Una parte della popolazione non si presenta più sul mercato e, non procedendo ad una ricerca attiva di lavoro, viene classificata come inattiva e non come disoccupata». Il fenomeno, esteso sia agli uomini che alle donne, si sta ripresentando, continuano all'istituto di statistica, dopo un periodo in cui invece sembrava essersi affievolito. Tra i numeri forniti dall'Istat spiccano anche altri dati chiave. La crescita dell'occupazione a livello nazionale è dovuta per circa la metà all'aumento del lavoro a tempo determinato: il lavoro dipendente a termine è cresciuto del 9,7% rispetto allo scorso anno (+196 mila unità). Aumenta anche il lavoro part-time (+5,4% pari a 157.000 unità), cui contribuiscono soprattutto le donne: una lavoratrice su quattro, sottolinea l'Isae, è infatti occupata part-time. Capitolo fondamentale anche quello degli stranieri: tra i 425 mila occupati in più registrati nel 2006, ben 178 mila (concentrati per due terzi al Nord) sono infatti non italiani. In piena discussione sulla legge Biagi e alla vigilia dell'apertura dei tavoli di confronto tra governo e sindacati, i dati riaccendono cosi il dibattito politico. Il ministro del Lavoro, Cesare Damiano, vede i primi effetti delle misure prese dal governo soprattutto in termini di lotta al lavoro nero. Mentre i sindacati insistono soprattutto sulla necessità di arginare la diffusione del precariato che, afferma il segretario confederale della Cisl, Giorgio Santini, rischia di trasformarsi per i giovani in una «palude della eterna provvisorietà».