Operazioni «facili», tre medici indagati

VIGEVANO. E' giunta a conclusione l'inchiesta avviata dalla procura di Milano in seguito ad un esposto presentato da monsignor Pierluigi Gusmitta. Sono indagati tre medici della clinica Humanitas di Rozzano, tra cui il primario di Cardiochirurgia, Roberto Gallotti. Nei confronti di due operatori sanitari il reato ipotizzato è quello di lesioni personali per due interventi di sostituzione di valvole cardiache. Al terzo medico la procura contesta episodi legati ad altri cinque interventi e, per uno di questi, si ipotizza l'omicidio preterintenzionale. «Per ora non ho niente da dire - spiega monsignor Gusmitta -. Anch'io sono a conoscenza dell'avviso di chiusura delle indagini e non posso che aspettare le conclusioni della procura».
Alla domanda sulle sue attuali condizioni di salute monsignor Gusmitta preferisce glissare e anche di fronte agli ultimi sviluppi dell'inchiesta non si discosta dalla cautela e dal riserbo. «Se mi costituirò parte civile? Allo stato attuale non posso fare previsioni. Sarebbe prematuro prima di sapere quali saranno le decisioni definitive della procura. In ogni caso, io non ho denunciato nessuno. Ho presentato un esposto in cui riferivo alcuni fatti e poi sono stati i magistrati a condurre le indagini». Monsignor Gusmitta, 72 anni, rettore del santuario della Madonna di Pompei, direttore dell'Ufficio diocesano per la pastorale familiare e dell'Istituto per la formazione del clero, nel febbraio 2002 fu sottoposto, alla clinica Humanitas, ad un intervento al cuore per la sostituzione di una valvola aortica. Il sacerdote segnalò alla magistratura di aver poi scoperto che, nello stesso ospedale, altri medici avevano tratto dagli esami specialistici indicazioni diverse sulla necessità di un intervento immediato. Il sospetto era che l'operazione non fosse necessaria e che si potesse evitare. Partendo dall'esposto del sacerdote vigevanese, l'indagine dei sostituti procuratori Maurizio Romanelli ed Eugenio Fusco si allargò ad altri episodi analoghi. Originariamente l'inchiesta riguardava infatti 21 casi di interventi cardiochirurgici eseguiti, secondo l'accusa, senza che fossero necessari, allo scopo di ottenere rimborsi dal Sistema sanitario nazionale. Ma nel corso delle indagini è caduta l'ipotesi di truffa allo Stato e nell'avviso notificato ai tre medici si prendono in considerazione solo 6 casi per i reati di lesioni, e in un caso, di omicidio preterintenzionale. Ora la difesa può presentare memorie e controdeduzioni e tra una ventina di giorni la procura potrebbe formulare le conclusioni e le eventuali richieste di rinvio a giudizio. Nel frattempo la clinica Humanitas «confida che i medici indagati avranno la possibilità di far valere le proprie ragioni» e conferma loro «la propria stima». (ha collaborato Annibale Carenzo)