Finisce a processo per la rissa allo stadio

VILLANTERIO. Quando lo scontro tra i due tifosi si era trasformato in una vera e propria battaglia suon di pugni, persino l'arbitro aveva fermato la partita di calcio. E per quei pugni, e le minacce che ne sono seguite, è stato mandato a giudizio Giuseppe Capurso, cinquantadue anni, residente a Villanterio e, si presume, tifoso anche troppo acceso della squadra locale.
Secondo le accuse Capurso, difeso dall'avvocato Massimo Marmonti, avrebbe preso di mira Antonino Ferraro, un milanese assistito dall'avvocato Claudia Sclavi, che probabilmente si costituirà anche parte civile. Un pugno in faccia, una caduta dalle gradinate, una ferita «lacero-contusa» alla gamba destra, e poi - come detto - le minacce: «Stai attento che poi ti vengo a prendere a Milano 3». E si, perché la sfida, quel 23 aprile del 2005, era tra gli juniores del Villanterio e quelli del Milano 3. Una partita che, ad un certo punto, era degenerata, con uno scontro violento tra due giocatori delle opposte formazioni. E a quel punto che Ferraro s'alza in piedi e grida qualcosa. Un «qualcosa» che a Capurso non doveva essere piaciuto se è vero che si era subito scagliato contro di lui. Almeno, questa è la versione contenuta nella denuncia che ha dato avvio al procedimento penale. Al processo, la cui prima udienza è stata fissata per la fine d'aprile, i testimoni e le parti permetteranno di ricostruire compiutamente la vicenda. Nel frattempo, resta quella versione di Ferraro. Dopo il diverbio, Capurso gli avrebbe sferrato un pugno con tale violenza da farlo cadere giù dalle gradinate degli spalti. Una scena che aveva persino allarmato l'arbitro. A separare i due, o meglio, a tener fermo il più violento, intervengono degli spettatori, ma pochi minuti dopo, tra insulti e minacce, Ferraro viene nuovamente aggredito e, colpito da pugni sulla schiena, cade ancora e si ferisce alla gamba. Insomma, il risultato sono lesioni e danni materiali. L'avvocato Sclavi, nella sua querela, prova anche a quantificare: danno morale e biologico, 2500 euro; danno materiale e fisico, 3000 euro. Naturalmente, sentito dai carabinieri, Capurso ha fornito una versione diversa dei fatti. Sarà ora il giudice a valutarli, a stabilire le responsabilità ed eventualmente indicare la somma da risarcire. (f. ma.)