Il sindaco lancia l'Operazione Castello
PAVIA. «Un gruppo di lavoro per stilare l'elenco dei monumenti su cui intervenire prioritariamente. Con proposte che dovranno essere pronte entro sei mesi. E su questa base avvieremo il confronto con la città e ci muoveremo a chiedere i finanziamenti necessari, a partire dallo Stato e dalla Regione cui chederemo di fare la loro parte». Lo ha annunciato il sindaco Piera Capitelli alla cerimonia per il diciottesimo anniversario della caduta della Torre Civica, ieri in piazza Duomo davanti al rudere. Il primo cittadino ha anche invitato tutti i cittadini a firmare l'appello promosso da 'La Provincia pavese" per la riapertura del Duomo. «E' un appello importante - ha detto - che richiede da parte di tutti un atto di doverosa presenza e presa di coscienza». Ore 12 di ieri, una piccola folla si raduna davanti al rudere della Torre Civica. In mezzo a loro ci sono il sindaco Piera Capitelli e il vescovo Giovanni Giudici. E' la cerimonia in ricordo del crollo della Torre Civiche.
E per commemorare le quattro vittime, diciott'anni fa. Il primo cittadino e il presule sostano in raccoglimento. Intorno a loro parlamentari, politici cittadini, il mondo dell'associazionismo.
«Il suono della campana - ha esordito il sindaco Capitelli - con i suoi rintocchi lenti e gravi dice di più delle mie parole. Siamo qui qui per non dimenticare. Purtroppo sono poche le persone presenti a questa cerimonia. Ma non importa, chi è presente è animato da profondo senso di comunione. Pavia ha subito altre ferite, non ultima quella del Duomo, che è molto malato, ma io sono ottimista per quanto riguarda i lavori».
«Condivido - ha continuato il sindaco - l'appello lanciato da"La Provincia pavese", è un richiamo cui tutti devono aderire. Guardiamo con realismo al presente e mobilitiamoci per portare alla ribalta nazionale i temi che stanno a cuore a Pavia. Probabilmente dobbiamo fare qualche sforzo in più. Anch'io lo devo fare. I beni monumentali sono il cuore, l'identità della città, sono i valori nei quali i cittadini si riconoscono».
«Il rudere della Torre Civica - ha detto ancora Piera Capitelli - non può rimanere cosi, altrimenti esso continua a restare soltanto una ferita. Non si può più perdere tempo in chiacchiere, servono attenzione e progettazione. Pavia può e deve progettare il proprio futuro».
E qui è venuto l'annuncio della nuova iniziativa da parte dell'amministrazione comunale: «A questo riguardo annuncio oggi che stiamo costituendo un gruppo di lavoro permanente cui invitiamo a partecipare tutte le associazioni che operano per la salvaguardia di Pavia in tutti i suoi aspetti e che entro i prossimi sei mesi dovrà elaborare e indicare un elenco delle priorità, dei monumenti su cui cominciare ad intervenire. Una volta che il lavoro sarà completato, lo sottoporremo al consiglio comunale, ai consigli di quartiere, a tutti i cittadini».
«In testa la lista - ha proseguito il sindaco - ci metterei senz'altro il Castello Visconteo, e insieme ad esso il Castello di Miradolo, che richiedono lavori importanti. Sulla base delle priorità, poi, bisognerà andare alla ricerca dei finanziamenti. Ci rivolgeremo in primo luogo alla Regione e allo Stato per ottenere le risorse che servono a Pavia per recuperare il suo patrimonio monumentale. Mi rendo conto che siamo in ritardo nel recupero del rudere della Torre Civica tarda, ma lo possiamo e dobbiamo fare, dobbiamo recuperare il tempo perduto e accingerci a medicare le ferite inferte diciott'anni fa. Dobbiamo anche lavorare affinchè la memoria della Torre Civica recuperata diventi parte integrante di un progetto di restauro e arredamento della piazza».
A questo punto la Capitelli ha offerto un ricordo personale: «Ero direttrice didattica e entravamo a scuola un'ora dopo perchè c'era un'assemblea sindacale. Ricordo che arrivò la terribile notizia del crollo della Torre Civica. Istintivamente mi misi in strada per vedere se scorgevo qualcuno dei miei bambini. Per fortuna arrivarono tutti a scuola, anche una bimba che abitava in una delle case travolte dal crollo, nella parte viva di un edificio che non esiste più».
Poi ha preso la parola il vescovo Giovanni Giudici: «Ci ritroviamo qui oggi per benedire il futuro del Duomo e della città. La visita del Santo Padre avrà l'effetto di esaltare le virtù cittadine, di indurci a considerare che dobbiamo vivere il presente, sapendo che esso è sulla platea della storia, di stimolarci alla compattezza dei sentimenti e alla creazione di un bene stabile». Il vescovo ha quindi voluto dedicare una parola a «Pia, Barbara, Adriana e Giulio, le persone che persero la vita nel crollo della Torre Civica».