L'Edimes sfida il fattore-Pasini

PAVIA. Nando Gentile ha lasciato spazio sulla panchina di Imola a Piero Pasini e «Topone», come è soprannominato il coach, ha colto la prima vittoria facendo una vittima illustre: Rieti. Imola è ancora penultima, ma adesso spera di agganciare il treno salvezza, anche se non è facile raggiungere Reggio Calabria e Castelletto che hanno 4 punti in più. Di sicuro, però, la vittoria su Rieti aggiunge valore alla sfida del PalaRavizza. D'ora in poi nessuno, a cominciare proprio dalla Edimes, prenderà più sottogamba la squadra di Pasini, che, detto per inciso, si aspetta di rivedere in via Treves Andrea Zatti e magari anche Sabbia, due pavesi con i quali il coach che per 4 anni ha anche seduto sulla panchina di Vigevano, ha stretto un rapporto di lavoro e amicizia.
«L'impresa di Rieti? Quando facevo il corso allenatori si diceva che la scopa nuova scopa bene tre volte - sorride il coach di Forlimpopoli - una è andata, ora mi attendo altri due lavori». Se alla conferenza stampa aveva parlato di salvezza come 'mission impossible", davanti alla domanda se tiene viva la fiammella della speranza di evitare la retrocessione, risponde cosi: «Per quella fiammella tengo in casa un bidone d'olio... Io voglio crederci fino in fondo». Ma cos'ha cambiato il 64enne coach che nella sua lunga carriera (4 stagioni in A1, 13 in A2) ha allenato anche la Benetton Treviso (1981/82) e condotto Caserta a due semifinali per l'A1 nel 1995 e 1996? «Ho messo un po' di gerarchia dove non c'era. Ho dato minuti a chi giocava bene e aumentato la responsabilità degli americani. Tutti mi chiedono cosa ho fatto ai giocatori stranieri ed io rispondo nulla, ho solo chiesto loro di segnare. La risposta è stata 60 punti in tre». Nella formazione imolese ci sono anche alcuni fra i giovani più interessati della Legadue, come Aradori. «Questa settimana ci siamo allenati male anche perché loro non c'erano perché convocati nella nazionale under 20 - continua Pasini - spero che domenica giochino belli carichi». A proposito di giovani, Pasini anni fa ebbe due giovani pavesi promettenti, Andrea Zatti e Giovanni Sabbia. «Li ricordo con grande piacere e mi piacerebbe moltissimo che domenica venissero a salutarmi - afferma il coach - Andrea era un ragazzo ed un giocatore molto intelligente e Sabbia aveva grandi mezzi. Pavia? Ho visto che Sacco sta facendo un buon lavoro, mi è piaciuto come a Rimini abbiano dimostrato di non essere mai morti ed essere sempre pronti a reagire». Pasini ha allenato quattro anni a Vigevano. «Una esperienza che ricordo con grande piacere - commenta - li ho appreso la grande rivalità che esiste fra Pavia e Vigevano, li è nata mia figlia Monica e mi sono sposato. Ho trascorso quattro anni stupendi, dove allenavo e insegnavo anche educazione fisica. Nella città ducale mi sono rimasti tanti amici che sento ancora oggi con piacere, come gli Albanese. Pavia invece mi suscita ricordi sportivi belli e brutti, ma in particolare la grande abilità di creare dirigenti che sapessero lavorare e la dimostrazione è che sono ancora in Legadue». Che partita sarà domenica? «Dura e tosta - chiude Pasini - a noi manca ancora un po' di cattiveria e potrebbe essere la partita giusta per imparare a metterla in campo e vorrà anche dire che ce la stiamo giocando su un campo molto difficile».
Maurizio Scorbati