Per difendere le due ausiliare

A distanza di alcuni giorni dalla denuncia degli episodi di violenza e discriminazione che si sarebbero verificati all'interno degli uffici della Polizia locale di Pavia e in attesa che le responsabilità siano doverosamente accertate dagli organi competenti, alcune riflessioni sorgono spontanee.
Tutti i fatti raccontati integrano pienamente il concetto di violenza di genere, attuata da un uomo su donne proprio perchè tali: non risulta, infatti, che siano stati segnalati analoghi comportamenti di prevaricazione in danno di sottoposti uomini.
La Commissione pari opportunità di cui abbiamo richiesto la convocazione appare l'unico strumento utile per tutelare in modo credibile la dignità non solo e non tanto delle donne, quanto dell'Istituzione comunale nel suo complesso. E però, chiedendo l'audizione del comandante dei vigili, abbiamo avuto per tutta risposta la convocazione di un altro dirigente, come se, prima della verità, occorra tutelare equilibri politici.
Sindaco di Pavia è una donna che, probabilmente, è stata votata da una parte dell'elettorato anche perchè donna: ciò ha senz'altro rappresentato un valore aggiunto in una città come la nostra che non ha mai visto donne ai vertici delle istituzioni.
Ebbene, a fronte dei gravissimi fatti denunciati dalle due ausiliarie del traffico, quali sono state le prese di posizione ufficiali del sindaco? Ha per caso levata alta la sua voce sdegnata contro comportamenti che, qualora confermati, manifestano una pesantissima e inammissibile condizione lavorativa delle donne all'interno di un importante settore comunale? Ha per caso stigmatizzato tali comportamenti delittuosi che ledono la dignità delle donne lavoratrici? Ha per caso rivolto parole di sostegno a chi ha avuto il coraggio di uscire dal silenzio, pur con tutte le dovute cautele legate al necessario accertamento dei fatti?
Niente di tutto questo. La reazione ufficiale è stata di un agnostico scetticismo con riferimento a «strane coincidenze» e trova poi le ragioni di quanto sta accadendo in un complotto ordito da una non meglio precisata regia occulta. Ecco, allora, che in questo clima chi cerca di fare chiarezza è tacciato di essere un «giustiziere» (un tipo alla Charles Bronson, per intenderci) e si dismette ogni competenza in favore della magistratura come se non fosse compito dell'Amministrazione chiarire i fatti che accadono al proprio interno per eventualmente adottare le decisioni più opportune, pur senza invadere il terreno dell'autorità giudiziaria.
Non vorremmo che l'epilogo fosse nel senso che la colpa di tutto ciò alla fin fine è delle ausiliarie che, entrando nello spogliatoio proprio quando il malcapitato si trovava in deshabillè, ne chiedevano a gran voce lo spogliarello con tanto di entusiastica disponibilità a lucidare scarpe e ad attaccare il bottone dei pantaloni.
Parrebbe proprio che le considerazioni di opportunità proprie della politica abbiano messo in ombra l'idea salda, antica, di garantismo che a Pavia, se non nuda, è rimasta con indosso una labile mutanda.
Cristina Niuttaconsigliere comunale di Forza Italia, Pavia