Tfr, queste le possibilità di scelta Bene la pensione complementare
Egregio dottor Epifani, sono un invalido sordo. Lavoro in una clinica privata da 8 anni. Le fornisco anche i miei dati personali più dettagliamente e ricordo che potrei usufruire del prepensionamento di 5 anni. Ora, con la questione del Tfr, mi sento sperduto e le chiederei un consiglio. La ringrazio per la sua cortese risposta.
Davide Bezzivia email
Il signor Davide, che oggi ha 40 anni di età, segnala di essere in possesso di 21 anni di contributi, dei quali 8 versati in qualità di lavoratore dipendente. Chiede quindi di poter ricevere indicazioni per l'utilizzo del proprio Tfr, se cioè mantenerlo presso il datore di lavoro o investirlo nella previdenza complementare al fine di realizzare «un futuro tranquillo e dignitoso». Ma proprio questa è la finalità della previdenza complementare: costruirsi una pensione aggiuntiva a quella garantita dalla previdenza obbligatoria per assicurarsi, nel momento del pensionamento, un più elevato livello di copertura reddituale rispetto all'ultima retribuzione percepita prima del pensionamento stesso.
Per chi è giovane
Obiettivo ben lontano dal realizzarsi oggi per i lavoratori giovani ed anche meno giovani, come il signor Davide, ai quali si prospetta invece una pensione pubblica appena di poco superiore alla metà del loro ultimo stipendio. E ciò in conseguenza delle ultime riforme del sistema pubblico previdenziale, in particolare con l'introduzione di nuove modalità di calcolo della pensione, con le quali si è passati dal sistema retributivo (pensione calcolata sulla retribuzione degli ultimi anni che precedono il pensionamento) a quello contributivo, con il quale la pensione è calcolata sul totale dei contributi versati in tutta la vita lavorativa.
La storia lavorativa e contributiva del signor Davide lo colloca per il vero fra quei lavoratori ai quali il calcolo della pensione obbligatoria, al maturarsi dei requisiti di legge, verrà invece effettuato con il cosiddetto sistema misto, in quanto egli non possiede, con riferimento al 31.12.1995, 18 anni di contribuzione, ma solo 12, versati in qualità di lavoratore autonomo.
In questi casi la pensione verrà liquidata con il sistema retributivo, con riferimento ai contributi posseduti alla predetta data del 31.12.1995, e con il sistema contributivo per gli ulteriori contributi che saranno versati dal 1.1.1996 in poi. E' peraltro agevole prevedere che al signor Davide la pensione sarà liquidata prevalentemente con il sistema contributivo, in base cioè al totale dei contributi versati dal 1.1.1996 in poi.
Con tale pensione, che risulterà di importo più contenuto per quanto sopra evidenziato, non sarà facile, durante il periodo del pensionamento, mantenere un tenore di vita sostanzialmente prossimo a quello goduto durante il periodo di lavoro.
Per il tema trattato è peraltro anche opportuno precisare al signor Davide i termini entro i quali può fruire di ciò che egli chiama «prepensionamento di cinque anni».
Per la circostanza egli si riferisce alla norma di legge (art. 80, comma 3, della legge n. 388/2000), che prevede una maggiorazione del periodo di lavoro effettivamente svolto dai lavoratori sordomuti o con invalidità civile superiore al 74% presso pubbliche amministrazioni o aziende private ovvero cooperative.
Questo beneficio consiste nel riconoscimento per ogni anno di servizio svolto effettivamente presso i citati organismi, con il possesso delle richiamate qualifiche di invalidi, di due mesi di contribuzione figurativa, con il limite massimo di cinque anni. La maggiorazione in questione è tuttavia utile ai fini del perfezionamento del requisito contributivo richiesto per il riconoscimento del diritto alla pensione di anzianità, come anche per la misura della pensione calcolata in forma retributiva.
Non assume invece rilevanza nel calcolo della quota di pensione contributiva, determinata in base ai contributi effettivamente versati, come è la situazione del signor Davide. La predetta maggiorazione gli spetta infatti solo per i periodi di lavoro svolti come lavoratore dipendente, collocati, nel suo caso, dopo il 31 dicembre 1995.
Dov'è la convenienza
Da queste valutazioni, il signor Davide può trarre più di un elemento di convenienza per destinare, su base volontaria e libera, gli importi del proprio Tfr che si matura dal primo gennaio 2007 alla previdenza complementare, aderendo, secondo le previsioni di legge, ad un fondo pensione negoziale o di categoria, o ad un fondo aperto o ad un piano individuale pensionistico (Pip o Fip).
Il versamento del Tfr e degli eventuali altri contributi presso le citate forme pensionistiche dà luogo, al raggiungimento dei requisiti, alla liquidazione di una pensione aggiuntiva a quella del sistema obbligatorio.
Questa pensione aggiuntiva o complementare si ottiene quando si maturano i requisiti per l'accesso alla pensione pubblica, a condizione che si sia in possesso di 5 anni di partecipazione al fondo pensione.
Il lavoratore può anche scegliere di farsi liquidare il capitale accumulato (contributi versati più i rendimenti conseguiti in conseguenza del loro investimento nei mercati finanziari), ma per un importo non superiore al suo 50 per cento, mentre il restante 50 per cento verrà comunque corrisposto come pensione.
Ricordo infine al signor Davide che la scelta di destinare il Tfr ad una forma pensionistica complementare non può essere revocata, mentre quella di mantenere il proprio Tfr presso il datore di lavoro può in ogni momento essere revocata per aderire ad una forma pensionistica complementare.
Remo Epifani
Chieda all'Inps l'estratto
conto certificativo
La signora Virginia chiede precisazioni sul contenuto della risposta, che è stata data ai quesiti dalla stessa posti e pubblicata in questa rubrica lo scorso 28 febbraio, con riferimento in particolare all'entità della contribuzione di cui è titolare.
Al riguardo desidero rassicurare del tutto la signora: in possesso di poco più di 36 anni, come veniva riportato, o di 38 anni di contributi, come lei segnala già di avere, non cambia minimamente nè la forma nè la sostanza delle valutazioni fornitele all'interno della predetta risposta, che rimangono pertanto confermate. Certamente migliora la sua prospettiva pensionistica, nel senso che sarà più celere raggiungere il traguardo dei 40 anni di contributi.
Ad ogni buon conto, suggerisco opportunamente alla signora Virginia, se non già fatto, di richiedere all'Inps il rilascio dell'estratto conto certificativo, idoneo a dare ogni certezza sugli anni di contributi posseduti ed accreditati quindi sul proprio conto assicurativo. Tantissimi auguri.
R. E.