Le minacce al sindaco anche al telefono

LACCHIARELLA. Una rivendicazione telefonica con nuove minacce. L'atto intimidatorio nei confronti del sindaco non si è concluso con l'abbandono di due bombe molotov appoggiate al cancello della sua abitazione l'altra notte. Una voce anonima ha chiamato il giorno dopo in Comune per chiedere «quale era stato il livello di gradimento» del gesto. E, soprattutto, assicurando che la faccenda «non finisce qui». Luigi Acerbi, intanto, ieri mattina è stato sentito per quasi due ore dai carabinieri che, insieme alla polizia locale, stanno indagando sulla vicenda.
Le indagini, al momento, sono ancora aperte a 360 gradi. «Non viene esclusa nessuna pista - conferma il sindaco di Lacchiarella -. Posso solo confermare che il gesto è stato rivendicato, tutto qui».
La voce, stando alle testimonianze, dovrebbe essere quella di un uomo, molto probabilmente di nazionalità italiana. Il che potrebbe portare ad avvalorare la pista della malavita. «Posso assolutamente escludere che l'episodio sia legato alla vita politica - dice ancora Acerbi -. Posso quindi pensare che possa invece avere a che fare con l'attività più strettamente amministrativa. Anche se, al momento, non riesco ancora a collegare un fatto specifico. Ma potrebbe trattarsi, presumibilmente, di un gesto collegato a qualche interesse economico nella nostra zona. Di sicuro, chi ha agito aveva o ha in mente un disegno ben preciso». Gli investigatori ieri si sono seduti attorno ad un tavolo proprio per cercare di riscostruire possibili scenari. Due le piste. La prima riguarda appunto il mondo della criminalità. In questo caso, la malavita si muove sempre mossa solo ed esclusivamente da un unico movente: quello economico. Ecco perchè sono stati presi in esame da carabinieri tutte le possibili attività amministrative - lottizzazioni, appalti ed altro - nelle quali un 'no" del sindaco possa avere, in qualche modo, determinato una situazione di tensione con chicchessia. Anche se Acerbi giura di non ricordarsi casi particolari. Quello che è certo, è che se un'organizzazione criminale arriva ad intimidire in maniera cosi plateale e pesante l'ammnistrazione, la posta in gioco deve comunque essere alta. La seconda ipotesi, comunque non ancora scartata, è la ritorsione estemporanea di qualche esagitato. Una 'testa calda" che magari dopo una discussione con il sindaco ha deciso di passare alle maniere forti. A volte, si sa, capitano discussioni in municipio con le più svariate persone. Ma, anche in questo, caso, al sindaco non viene in mente nulla del genere. Resta infine l'anomalia della rivendicazione. Senza alcun specifico riferimento, ad un fatto o una decisione presa dal Comune, giusto per fare capire il perchè del gesto, come è nel codice della mala, la telefonata in Comune risulta piuttosto strana.