Scattano le manette 13 anni dopo il delitto
PALERMO. Ha scritto col sangue il nome del suo assassino. Con le poche forze che gli erano rimaste ha abbozzato 'Enz" sul cuscino del divano. Gli investigatori se ne sono accorti solo tredici anni dopo il delitto. Cosi ieri è stato arrestato Enzo Morici, primario del reparto di chirurgiae dell'ospedale di Taormina: è accusato di aver ucciso il 4 dicembre 1993 sua moglie, Antonella Falcidia, con 22 coltellate.
Il caso sul delitto Falcidia era stato archiviato dalla procura di Catania poche mesi fa. La donna fu trovata morta nel 1993. L'assassinio non aveva lasciato traccia. Per tredici anni le indagini sono andate avanti a rilento. Lo prima svolta è arrivata soltanto nel marzo dell'anno scorso. Nell'ultimo sopralluogo i carabinieri hanno scattato decine di foto e rifatto alcuni rilievi sulla tappezzeria del salotto. Il marito sembrava avere un alibi di ferro, nelle ore del delitto diceva di «essere stato a Nicosia dove aveva uno studio insieme a un collega». Ma non ha fatto i conti con la tecnologia che tredici anni dopo avrebbe inchiodato: le foto scattate lo scorso marzo sono state infatti analizzate con uno scanner speciale. Da una foto che ritraeva una macchia confusa di sangue su un cuscino i carabinieri hanno rilevato la scritta 'Enz". Per la Procura di Catania questa è la prova che inchioderebbe il marito. Il procuratore aggiunto di Catania, Renato Papa, ha chiesto e ottenuto l'emissione di un ordine di arresto dal Gip Santino Mirabella. Un'altra prova che accusa Morici riguarda una contraddizione sull'orario di ritorno quella sera: «Il marito - ha spiegato Papa - avrebbe avuto il tempo di tornare a casa e accoltellare la moglie perché un collega che era con lui la sera del delitto ha anticipato il suo allontanamento dallo studio di 20 minuti, cosi da rendere compatibile la sua presenza sul luogo del delitto nel momento della morte». Per la procura il movente è la gelosia. La professoressa Morici accusava il marito di avere una relazione extraconiugale. «Il delitto - ha spiegato il pm - non è stato premeditato, ma è avvenuto durante l'ennesima scenata di gelosia. Il dottore ha preso un coltello e ha colpito la moglie con 22 pugnalate. Credendola morta è andato in cucina a pulire e a posare l'arma e in quei momenti la donna ha scritto sul divano la scritta che oggi l'accusa. Quando il medico è ritornato ha colpito la donna in maniera chirurgica alla giugulare per essere sicuro di averla assassinata». Sulla svolta giunta dopo 13 anni ha influito anche la trasmissione televisiva 'Blu notte" condotta dallo scrittore di gialli Carlo Lucarelli, che aveva riesaminato il caso dando degli spunti investigativi che i magistrati hanno definito «molto interessanti». Importanti sono state però le nuove tecnologie che hanno permesso, inoltre, di analizzare dei capelli trovati in mano alla vittima: «Erano del marito senza ombra di dubbio, lo abbiamo stabilito con certezza grazie all'esame del Dna», ha detto Papa. Dal canto suo Morici ha respinto ogni accusa. «Sono innocente e completamente estraneo a tutte le accuse e lo proverò» ha detto ieri durante l'interrogatorio di garanzia.