Kandinsky, il genio russo dell'astrattismo

MILANO. Tutti pazzi per Kandinsky. Il genio russo, che con Klee e Mondrian formò la trinità astratta del secolo scorso, è protagonista della grande mostra di Palazzo Reale: 'Kandinsky e l'atrattismo in Italia 1930-1950". Curata da Luciano Caramel, è la prima vera fatica del progetto espositivo di Vittorio Sgarbi. Prodotta dal Comune e dalla Fondazione Mazzotta, costata un milione di euro, allinea 40 opere del maestro e ben 170 dei suoi discepoli, più o meno geniali. 'Una mostra con un importante obbiettivo - spiega Sgarbi - fare il punto sull'astrattismo italiano e sulla sua storia, che è sempre stata unita contro i rigurgiti dell'arte di metà Novecento e contro la figurazione lombarda dell'ultimo periodo fascista: Birolli e Casisnari, per fare un esempio".
Si stava preparando la Rivoluzione, e il perverso Vassily inventava l'astrattismo, teorizzando che 'l'osservatore deve imparare a vedere in un quadro la rappresentazione di uno stato dello spirito, non la rappresentazione di oggetti". Gli italiani arrivarono tardi ad assorbire la lezione dell'artista russo, ma ci arrivarono. Anche se, la famosa mostra del 1934 alla Galleria del Milione di Milano fu un vero flop: 'Gli italiani - spiega Caramel - non erano pronti per un'irruzione della poetica astratta. Abituato alle immagini di lavoratori e contadine feconde, sponsorizzate dal fascismo e immortalate nella figurazione sociale da Sironi, Funi, Cagli e Carrà, il pubblico rimase perplesso di fronte alle sue forme colorate galleggianti nello spazio. Tanto che, solo un'opera risultò venduta, dopo una lunga trattativa al ribasso. Collezionisti e critica stroncarono la mostra, ma alcuni artisti assetati di novità rimasero folgorati da quella nuova dimensione, dove la mente era libera di vagare tra meccanismi logici e fantastici allo stesso tempo". Nascono cosi i vari Fontana e Licini, i primi a fiutare le novità spaziali, o un Prampolini con le sue divagazioni cosmiche. O ancora Munari, Soldati e Veronesi stregati dai ritmi musicali delle sue composizioni. La carrellata continua, toccando i nomi di Dorfles e Regina, quelli dei protagonisti di Forma 1, e poi Santomaso, Crippa e Turcato, quando l'astrazione si fonde con l'informale. E ancora la Accardi, Dorazio, Novelli, Melotti e Perilli. Al centro del percorso, è l'avventura degli astrattisti comaschi, già formati dall'esperienza degli architetti Terragni e Cattaneo: primeggiano Rho e Radice. Star indiscussa della mostra, sexy come Naomi Campbell (lo dice Sgarbi alla conferenza stampa), è senza ombra di dubbio la 'Composizione VII", bibbia dell'astrattismo e 'Zig-zag blanc", venduto dalla moglie Nina ai Musei civici veneziani dopo la Biennale del '50. (c. arg.)
KANDINSKY E L'ATRATTISMO IN ITALIA, 1930-1950", fino al 24 giugno. Palazzo Reale, Milano. (info tel. 02/54913)