Una filiera con diversi passaggi: e cosi il prezzo cresce

PAVIA.Dalla stalla al supermercato: un passaggio che fa slittare i costi del latte da 32 centesimi (il prezzo pagato agli allevatori fino a questo momento) fino a 1,30 euro nei supermercati. Un ricarico del 333% che le imprese giustificano con gli elevati costi di trattamento del latte, in sede industriale, ma che gli allevatori contestano: «Quali sarebbero i costi sul latte fresco, che non deve subire nessun trattamento»?, chiedono non senza polemica.
La filiera lattiero-casearia prevede diversi passaggi: il latte viene prodotto nell'allevamento (che può essere del territorio, collocato fuori regione oppure estero), che deve sostenere una serie di costi legati ai mezzi tecnici per la coltivazione, ai farmaci, ai mangimi e ai foraggi. Il prodotto viene consegnato al centro di raccolta del latte, dove avviene il trattamento o la trasformazione in altri prodotti. Da qui si ottiene il latte alimentare, che può essere a sua volta a lunga conservazione o fresco. Ma si può anche procedere alla produzione di formaggi (freschi, stagionati, Dop) o altri prodotti: burro, panna, ricotta, latti fermentati, yogurt, dessert, gelati, caseinati, siero. C'è poi una lunga serie di sottoprodotti, che è spesso collegata alla filiera suina o mangimistica. L'ultima tappa è la distribuzione sul mercato. Sugli scaffali dei negozi il latte si trova a prezzi di molto superiori al valore che viene attribuito al latte all'origine, nonostante i pochi passaggi intermedi. (m. fio.)