In 50 mila, ministri compresi, per i Dico
ROMA. Ministri, sottosegretari e parlamentari sfilano sul palco allestito in piazza Farnese per difendere la proposta di legge sulle unioni civili. Una parte della classe politica del Paese, a partire da una delle autrici del ddl, la ministra per i Diritti e le pari opportunità, Barbara Pollastrini, si è esposta in prima persona, è scesa da Montecitorio in mezzo alla gente per ascoltarla e sostenerla. Presenze annunciate quelle del governo, ma fanno discutere e provocano polemiche non solo nel centrodestra.
La coalizione di maggioranza è rappresentata oltre che dalla Pollastini, da Alfonso Pecoraro Scanio, ministro dell'Ambiente, e da Paolo Ferrero, responsabile delle Politiche Sociali: tre partecipazioni che tuttavia il premier Romano Prodi sembra non aver esattamente gradito. «Non ho mai nascosto la mia perplessità riguardo alla partecipazione dei ministri a queste manifestazioni - spiega Prodi - che possono poi ricoprire significati diversi da quello da cui partono».
Mentre il premier da Bologna si augura che tutto si svolga tranquillamente, a Roma le migliaia di manifestanti (si va dagli 80 mila degli organizzatori ai 10-15 mila della questura) raggiungono il massimo della protesta alle 18 in punto quando, dopo un minuto di conto alla rovescia, danno sfogo alle sveglie trillanti che risuonano in tutta la piazza. Ma a parte il difficile intervento dell'esponente di Forza Italia, Benedetto Della Vedova, fischiato nonostante fosse li per sostenere i Dico, e la defezione di Alessandro Cecchi Paone, che avrebbe dovuto dare il cambio a Pierluigi Diaco e Delia Vaccarelli nella conduzione del dibattito, tutto è filato liscio.
Migliaia di persone, omosessuali e non, coppie di ogni età, bambini, ragazzi, striscioni più o meno irriverenti, bandiere multicolore e spettacolo finale, con concerto di musicisti, tra cui Eugenio Finardi e Simone Cristicchi. Significato unico di quella che si è trasformata in una sorta di festa, il diritto di tutti a veder riconosciuta la propria unione. «Sarebbe stato strano se la ministra delle Pari opportunità non fosse qui oggi - dichiara la Pollastrini - Ora la proposta è in Parlamento, miglioriamola e cambiamola se va fatto, ma diamo all'Italia questa legge di civiltà». Per Pecoraro Scanio, sorpreso dalle molte assenze, essere li è 'doveroso" e ritiene «sorprendente discutere sul fatto che i ministri vadano a rispondere a domande su un provvedimento che loro stessi hanno votato».
Mentre Ferrero sottolinea: «Questa è una manifestazione per i diritti e nel programma di governo c'era. Non vedo nessun problema se i ministri vengono qui a parlare con gli elettori di qualcosa che noi stessi abbiamo messo in programma. La gente ha il diritto di chiederci delle cose e noi abbiamo il dovere di risponde».
Molto duro l'intervento della senatrice dei Verdi, Manuela Palermi, che definisce i Dico come «l'affermazione dell'autodeterminazione e della libertà della persona» e poi con veemenza afferma: «Ce la faremo! La tenacia non ci manca, gliela faremo vedere a Ruini e Ratzinger». Sul palco c'è anche Luigi Manconi, sottosegretario alla Giustizia e sostenitore dei Dico. «Il riconoscimento giuridico delle coppie di fatto - spiega Manconi - risponde a un bisogno morale». Giovanni Russo Spena, Prc, accusa il Vaticano di portare avanti una 'cultura omofoba", mentre Gennaro Migliore, nel suo applaudito intervento, dice che vorrebbe le sveglie della platea al posto del campanello dell'aula di Montecitorio.